Enzo Maresca, il mio più grande rimpianto calcistico

Enzo Maresca, il mio più grande rimpianto calcistico

Enzo Maresca nacque a Pontecagnano Faiano, provincia di Salerno, il 10 febbraio del 1980.

Calcisticamente, invece, la sua carriera giovanile ad un certo livello inizia undici anni dopo, nel Milan.

In Rossonero gioca infatti tre anni, prima di passare, ancora quattordicenne, al Cagliari.

Enzo Maresca
Enzo Maresca ed il padre

E’ quindi in Sardegna che inizia a formarsi come calciatore con ambizioni da professionista.

La scalata nel settore giovanile Rossoblu è rapida, e lo porta anche alle porte della prima squadra. Già nella stagione 97/98, con il Cagliari allenato da un certo Giampiero Ventura (per quei due che non lo sapessero, oggi neo-CT dell’Italia), il ragazzo trova infatti le sue prime panchine in Serie B, giusto per assaporare il sapore del calcio vero.

L’esordio ufficiale però non arriva, ed al termine di quella stagione – che i sardi chiuderanno al terzo posto, centrando la promozione in Serie A – Enzo Maresca decide di fare le valigie e volare oltre la Manica, andando a sostenere un provino per il West Bromwich Albion, uno dei tanti club che gli puntavano gli occhi addosso da tempo.

Una decisione che fa inalberare il vulcanico presidente sardo, Massimo Cellino, che lo scarica. Così al ragazzo resta una sola opzione: accettare la corte – comunque danarosa – del WBA ed emigrare in Inghilterra.

Quando parte Enzo Maresca è un ragazzo con tanti sogni nel cassetto, e tanto talento nei piedi.

Nel giro delle nazionali giovanili a partire dall’under 15, con cui giocò in cinque diverse occasioni, proprio qualche settimana prima di lasciare Cagliari firmerà il suo primo goal in Azzurro, questa volta con l’under 17.
Nel corso di un’amichevole in terra elvetica, nella cornice del Cornaredo di Lugano, sblocca il match con una conclusione delle sue, prima che un altro talentino inespresso – Franco Semioli – affossi gli svizzeri nella ripresa, con due reti.

Nelle West Midlands la strada non è certo in discesa, per Enzo Maresca.

Solo 18enne, inserito in un gruppo che punta a ben comportarsi in First Division (l’attuale Championship, la nostra Serie B), il ragazzo di Pontecagnano Faiano entra in punta di piedi nella nuova realtà e cerca di convincere coach Denis Smith un poco alla volta, con il passare delle settimane.

Enzo Maresca

La sua stagione inizia, com’era logico aspettarsi, in tribuna.

Sarebbe interessante sapere se in quelle prime partite viste da puro spettatore Enzo Maresca abbia mai rimpianto di aver lasciato Cagliari, dove era già ormai stabilmente una riserva della prima squadra.
Certo, la promozione in Serie A avrebbe potuto togliergli ulteriore spazio, ma altrettanto sicuramente in Sardegna erano già tutti ben consci del suo talento…

Com’è come non è, Enzo Maresca è ormai un giocatore del WBA, e deve lavorare per ritagliarsi il suo spazio in First Division.

Un po’ inizia a trovarne intorno ad ottobre, ma ovviamente da subentrato.

Intanto, titolare fisso della nazionale under 18 (12 presenze e 4 reti il suo score), arriva anche la qualificazione all’Europeo di categoria, oltre alla prima convocazione, ben sotto età, nell’under 20.

Insomma, quella sua prima vera stagione da professionista è tutt’altro che disprezzabile per Enzo Maresca. Che a cavallo tra i 18 ed i 19 anni si trova a scendere in campo per ben 27 volte in Inghilterra (segnando 2 reti), oltre che ad essere uno dei calciatori più apprezzati dell’intero panorama giovanile italiano.

Proprio con l’under disputerà nell’estate del 1999 un Europeo eccellente, da protagonista. Firmando anche un goal importante, a chiudere i discorsi nella semifinale con l’Irlanda.

Era un’Italia, quella, che faceva ben sperare gli esperti di calcio giovanile nostrani. Le stelline Semioli, Graffiedi e Rinaldini, con lo stesso Maresca, brillavano alte nel cielo, e promettevano grandi cose anche tra i grandi.

Tutte promesse più o meno disattese, purtroppo…

Enzo Maresca

Proprio in attesa di quella finale, poi persa 1 a 0 contro il Portogallo, Enzo Maresca raccontò qualcosa di sé a Manlio Gasparotto, sulla Gazzetta dello Sport:

“Io volevo restare a Cagliari ma non mi facevano il contratto, mi dicevano di aspettare, che per farlo a me avrebbero dovuto farlo a tutti. In Inghilterra ho avuto la mia occasione, giocare in stadi pieni. Sentirmi un calciatore, anche in allenamento. Perché la cosa che mi ha stupito maggiormente sono stati i primi giorni: i miei nuovi compagni non mi trattavano da ragazzino, non ero quello che doveva portare i palloni. Ero uno di loro.”

Archiviata la delusione europea, il giovane salernitano torna in Inghilterra e si butta anima e corpo sul suo WBA, per cercare il definitivo salto di qualità.

Sulla panchina dei Baggies arriva Brian Little, che comprende il talento di Enzo Maresca e decide di lanciarlo titolare.

Al ragazzo bastano così solo sei mesi – conditi da 3 goal in 20 apparizioni in First Division – per ricordare ai club nostrani che al di là della Manica c’è uno dei migliori giovani calciatori d’Italia.

Enzo Maresca

Su di lui si catalizzano le attenzioni di molti club. Tra questi il Parma – all’epoca ancora presieduto da Stefano Tanzi – ed il Manchester United.

Luciano Moggi decide quindi di anticipare tutti, apre il libretto degli assegni e ne stacca uno da 12 miliardi di lire (cifre riportate inizialmente, altre fonti parleranno poi di 5) appannaggio dei dirigenti del West Brom, che fanno così fruttare alla grande lo “scippo” effettuato solo diciotto mesi prima ai danni del Cagliari.

Il ragazzo, non ancora ventenne, firma invece un quadriennale con il club Bianconero, che proprio in quegli anni va a caccia di giovani talenti Azzurri su cui provare a costruire gli anni a venire (basti ricordare che più avanti arrivarono a Torino anche altri due centrocampisti ritenuti potenzialmente da Nazionale, come Manuele Blasi e Matteo Brighi).

In Bianconero Enzo Maresca si presenta così:

“Mi attirava un’ esperienza all’estero e poi c’era il fattore economico, sciocco negarlo. Credo di aver scelto bene: in Inghilterra ho fatto esperienza, mi sono confrontato con un gioco duro, grintoso. E poi ho imparato la lingua, che è sempre importante. Certo, è stato un rischio, non avevo alcuna garanzia di tornare in Italia. E’ andata bene, benissimo: sono alla Juve, non potevo sperare di meglio… Il ruolo? Sono un centrocampista che gioca davanti alla difesa ma che può coprire anche altri ruoli. E ho anche una certa propensione per il gol: ne ho fatti cinque, negli ultimi due campionati. Quanto ai modelli, direi Tacchinardi, uno che ha avuto tanta pazienza. Assomiglio a Gattuso? Beh, forse sì. Ma credo di avere più propensione per il gioco offensivo. Sono qui per imparare, so che non potrò ambire subito a un posto in squadra.”

Enzo MarescaTacchinardi, Gattuso… sono questi i due giocatori che si accosta o vengono accostati ad Enzo Maresca, il giorno della sua presentazione a Torino.

Io lo ricordo bene, il primo Enzo Maresca.

Perché, da tifosissimo Azzurro ogni sport quale sono, e soprattutto calciofilo malato, sono fin da ragazzo stato molto attento ai nostri giovani (così da sviluppare quella passione per il calcio giovanile a tutto tondo che mi ha portato a scrivere tre ebook – ultimo La Carica vol. 3, in freedownload su questo sito – e diventare scout per società professionistiche frequentando l’apposito corso in quel di Coverciano).

Era un mediano che univa grandissima grinta ad una ottima qualità di palleggio e di regia.

Diceva di ispirarsi a Tacchinardi, rispetto al quale aveva però un calcio ed un gioco lungo molto migliore. Diceva di somigliare a Gattuso, che se era un incontrista senza eguali, pagava però molto dal punto di vista tecnico rispetto al centrale di Pontecagnano Faiano.

Insomma, un po’ un Verratti prima maniera, per chi non si ricordasse di Enzo Maresca (sperando vi ricordiate di com’era Verratti prima di trasformarsi in mezz’ala).

Ma voi lo ricordate quell’inverno del 2000?

Ci eravamo lasciati alle spalle uno scampato Millenium Bug da solo un mese, ci apprestavamo a laurearci vicecampioni d’Europa anche a livello maggiore (…il dannato golden goal di Trezeguet…) ed il nostro regista era quel Demetrio Albertini ormai quasi ventinovenne.

Logico quindi aspettarsi che quello che era in procinto di diventare il capitano dell’under 20 guidata da Claudio Gentile avrebbe potuto aspirare ad un posto da titolare tanto nella Juventus quanto nell’Italia, da lì a qualche anno.

Certo, direte voi: come poteva il pur buon Enzo Maresca diventare il regista titolare di una Nazionale che da lì a breve avrebbe lanciato un certo Andrea Pirlo, forse il miglior interprete del ruolo nell’intera storia Azzurra?

E’ presto detto: in quel freddo gennaio del lontano 2000 il genio di Flero non si era ancora riscoperto regista, giocando diversi metri più avanti, sulla trequarti.

Sarà solo un anno più tardi, tornato al Brescia, che Carletto Mazzone deciderà di arretrarne il raggio d’azione in mediana, per permettere una miglior coabitazione con un altro fenomeno del calcio italiano: Roberto Baggio.
(I due, assieme, ci regaleranno – tra gli altri – il goal che segue, indubbiamente uno dei migliori di quella stagione. Un goal giustamente restato nella storia per il gesto tecnico splendido del Divin Codino. Ma il cioccolatino del giovane Pirlo non era poi da molto meno…)

Insomma, in quel freddo gennaio del 2000 Maresca è ancora ai piedi del monte, ma vede la vetta. Le qualità per imporsi le ha, e pazienza se ancora non sa che solo un anno prima di lui nacque il miglior regista della storia della nostra Nazionale.
Il suo mix di qualità e gioco d’incontro non l’ha nessuno tra i nostri giovani in quel momento. La stoffa resta pregiata, alla peggio da riserva di Pirlo (e pensate nel 2010 quanto ci sarebbe servito un vice-Pirlo, col fenomeno di Flero a meno di mezzo servizio e la nostra spedizione a naufragare malamente in Sud Africa).

La società Bianconera sembra chiedere in lui. Un po’ lo dimostra con l’investimento economico importante (al costo del cartellino vanno aggiunti i 300 milioni di lire netti da corrispondere annualmente al ragazzo), un po’ con le parole del suo Direttore Generale, Luciano Moggi:

“La trattativa con il suo procuratore, Peppino Tirri, è stata fatta in sordina perché sul giocatore c’erano altre società, italiane e non. Noi lo seguiamo fin da quando era piccolo e poi abbiamo continuato a tenerlo sott’occhio anche in Inghilterra. L’abbiamo apprezzato durante le prove in nazionale e abbiamo deciso di prenderlo. Enzo è un emergente che avevamo pensato di portare a Torino dal prossimo luglio. Poi abbiamo cambiato idea, abbiamo anticipato i tempi per immetterlo nel gruppo. Parteciperà al torneo di Viareggio con la Primavera ed è stato inserito nelle liste Uefa. Farà le trasferte con la prima squadra, comincerà a conoscere l’ ambiente. Abbiamo tanta gente giovane, Tacchinardi, Tudor, Rigoni… Ci auguriamo possa fare un lungo ciclo da noi. E’ un investimento, verrà utilizzato pian piano, per non bruciarlo.”

In lui crede – ovviamente – anche il tecnico con cui ha sfiorato il titolo europeo con l’under 19, Rampanti, che contattato dalla Gazzetta commenta così il suo arrivo in Bianconero:

“La Juve ha preso un talento puro. Può essere presto un protagonista.”

Certo, vista con gli occhi di oggi potremmo dire che un po’ tutti gli esperti dell’epoca si sbagliassero sul suo conto. Che Enzo Maresca non fosse il talento che si diceva. Che sia stato sopravvalutato. Magari che fosse un precoce, e che quindi dopo i primi begli exploit tra l’under ed il WBA non avesse grossi margini di miglioramento.

Enzo Maresca

Io però, per quanto in quel maggio del 2000 compissi solo 15 anni e certo non fossi uno scout esperto (come non lo sono ancora oggi, del resto), resto convinto che il talento di quel ragazzo fosse vero, reale, concreto. E che probabilmente ad andare male sia stata qualcosa nella sua crescita.

Enzo Maresca ha fatto buone cose in carriera. Avrebbe potuto fare di più.

In quei sei mesi a Torino trova Carlo Ancelotti, che non gli concede spazio.

L’ex vice di Sacchi ad USA 94 infatti gli fa giocare cinque soli minuti, al termine di un Piacenza – Juventus che i Bianconeri già guidavano per 2 a 0, grazie ad una doppietta di Filippo Inzaghi. Nel match, nonostante il tempo a disposizione sia poco, Enzo Maresca si guadagnerebbe anche un calcio di rigore, che non viene però assegnato dall’arbitro.

Il ragazzo cerca così di mandare messaggi al suo allenatore come può. Quindi, oltre che in allenamento, durante i match giocati con l’under 20, di cui è il leader.

Quella è una squadra in cui giocano anche giocatori come Cassano, Iaquinta e Gilardino, oltre a ragazzi all’epoca molto quotati come Bonera, Cipriani, Brighi e lo stesso Semioli.

Il 17 febbraio, giusto ad un paio di settimane dal suo arrivo a Torino, Maresca va da Gentile, scende in campo a Bassano e guida gli Azzurrini ad imporsi 4 a 0 sulla Slovenia, segnando anche due reti.

E’ solo calcio giovanile (anche se tra ragazzi già tutti professionisti), ma il giocatore dimostra di esserci e chiede spazio.

Come se non bastasse un paio di mesi più tardi Maresca entra quindi anche nel giro dell’under 21, all’epoca guidata da Tardelli.

Conosciamo però bene il calcio italiano, soprattutto dall’apertura indiscriminata delle frontiere ai calciatori comunitari. La fiducia verso il giovane è poca. Serve sempre un “training” lungo, che per lo più i nostri allenatori preferiscono venga espletato in squadre minori.

Perugia - Juventus 2000

Il campionato termina col capitombolo di Perugia, sotto il famoso acquazzone che consegna lo Scudetto alla Lazio. E la Juve decide di ripartire dalle sue certezze, ma anche dai suoi giovani.

Al rientro dalle vacanze la stagione di Enzo Maresca sembra partire bene.

Al Trofeo Birra Moretti è proprio lui, con un rigore vincente contro il Bari ed un assist decisivo per Pericard contro l’Inter, a permettere alla squadra di imporsi nel torneo amichevole.

Al termine di quel match Carlo Ancelotti ben descrive parte delle qualità di Enzo Maresca:

“Pur essendo giovane ha al suo attivo importanti esperienze all’estero. Ha esperienza, è un eccellente organizzatore di gioco, perde pochi palloni e sa vedere le situazioni prima degli altri”

Pochi giorni più tardi anche Franco Arturi, sulla Gazzetta, lo incorona come talento da seguire:

“Enzo Maresca a vent’anni si mette nella zona nevralgica della Juve e mostra una personalità, una solidità e una proprietà di palleggio che confortano il tecnico e i suoi compagni più esperti. Il ragazzo non ha paura di dribblare, di dare la palla di prima, perfino di esibirsi in grossolani falli di sacrificio quando serve. Sono doti che non s’ improvvisano, tantomeno con quella casacca sulle spalle. Trapattoni, dalla tribuna, dev’essersene accorto: questo giovane è da seguire con molta attenzione.”

Il calcio d’agosto però conta poco, Enzo Maresca è chiuso.

Il ragazzo già ai tempi di Cagliari aveva dimostrato di mordere il freno, di essere insofferente alle costrizioni. E come in Sardegna non aveva accettato il tentennamento in materia di rinnovo di contratto, così in Piemonte malsopporterà la panchina, optando per il prestito.

A contenderselo il Brescia e il Bologna. Che, alla fine, la spunterà.

Carlo Ancelotti, rimasto mister nonostante il tracollo che vide la sua Juve perdere 9 punti nelle ultime nove giornate la stagione precedente, dà la benedizione alla sua partenza:

“Maresca sta confermando quel che aveva già fatto vedere in precampionato. Ha molta più esperienza e personalità di un qualsiasi altro giocatore della sua età e, per le qualità che ha, potrebbe sostituire qualche titolare. Io lo terrei volentieri e sono sicuro che, pur non giocando molto, una stagione col gruppo gli farebbe solo bene; capisco però anche il suo desiderio di giocare, di fare ulteriore esperienza. Se andasse via, in prestito, potrebbe maturare e tornare più pronto. Sì, tornare: perché su Maresca la società ha investito parecchio e non ha certo intenzione di gettare i suoi soldi. D’ altra parte, la cosiddetta “ventata di gioventù” può aver sbocco più in altre squadre che da noi: la Juve non ha tempo per far maturare i giovani.”

Enzo MarescaEnzo Maresca sceglie Bologna e nel farlo si rende conto di essere ad un possibile punto di svolta della propria carriera:

“La considero una tappa importante, se non addirittura fondamentale, della mia carriera. Finora sono stato considerato un giovane di belle promesse. Adesso devo dimostrare ciò che so fare. Mi auguro, insomma, che il Bologna veda un buon giocatore. Il posto me lo dovrò conquistare. Nessuno ti concede qualcosa per grazia ricevuta.”

Il ragazzo di Pontecagnano Faiano dice di capire l’importanza della stagione che sta per affrontare, ma probabilmente non è ancora mentalmente pronto a fare il salto di qualità. Ed i treni a volte, purtroppo, si perdono.

Quell’anno il Bologna lo allena Francesco Guidolin, subentrato all’ottava giornata della stagione precedente a Sergio Buso.

I Felsinei, presieduti da Gazzoni Frascara, termineranno la stagione a metà classifica. E lui non riuscirà a trovare buon feeling con l’ambiente, tecnico in primis.

No, non è un’invenzione di chi scrive. Resta memore una risposta del ragazzo in conferenza stampa, chiamato a rispondere del fatto che Guidolin reputava lui godesse di buona stampa:

“Difficile che mi raccomandi mio padre: lavorava al porto di Salerno.”

Pensate davvero che se tra i due fossero intercorsi buoni rapporti sarebbero arrivati a tanto!?

Le cose peggiorano nelle settimane successive. E solo a dicembre il rapporto con il mister pare ormai già logorato del tutto:

“Dopo le gare con il Vicenza e l’ Atalanta, al di là del risultati (un pari e una sconfitta, ndr) Guidolin ha dichiarato di avere visto una squadra brava e combattiva, meritevole di migliore sorte. Se le cose stanno così, secondo logica c’è bisogno di cambiare? Invece il tecnico ha cambiato. A Bari e a Udine, io sono andato in panchina. E sono stato utilizzato soltanto nel finale, cioè a risultato compromesso.”

Il mister gli risponderà indirettamente un mesetto più tardi, dicendo che in quel ruolo, oltre ad Enzo Maresca, la sua squadra poteva contare anche su Lima ed Olive. E per quanto quest’ultimo sia stato un buonissimo giocatore per club di quel livello, il potenziale del ragazzo nativo della provincia di Salerno era di ben altro livello…

Ma a Bologna, dicevo, pare non avesse legato con l’ambiente tutto. Era forse un po’ troppo spaccone, con quell’aria da duro e quella fede assoluta nei propri mezzi, per una squadra che non poteva permettersi atteggiamenti da superman.

In questo senso il soprannome che gli venne affibbiato nel capoluogo emiliano resta indicativo della reputazione che si era creato: Juan Sebastian, come Veron. Un po’ certo per la nobiltà del suo piede, molto per quella volontà appunto spaccona di interpretare un giovane Veron là in mezzo alle fila Rossoblu.

Quando poi in quel di San Siro peccò di insubordinazione verso il Capitano di mille battaglie, Beppe Signori, e sul risultato di 2 a 0 per i Rossoneri “strappò” un rigore ad uno dei migliori specialisti del genere per andarlo anche a sbagliare… fu chiaro che tra lui e l’intero Bologna non sarebbe potuto mai essere amore (anche in quel caso, come potete ascoltare nel video che segue, Francesco Guidolin non apprezzò il comportamento del centrocampista campano).

Una chiarezza che diventò lapalissiana l’8 aprile 2001, quando il ragazzo venne sostituito al 39′ da Olive nel corso di un match contro il Perugia: rabbia fulminea e tracimante, corsa disperata tra i fischi del pubblico ad infilarsi polemicamente negli spogliatoi. Il sigillo di un rapporto con la piazza mai sbocciato (per la cronaca, Olive firmerà al 76′ il goal della vittoria).

Un’esuberanza a tratti arrogante, quella di Enzo Maresca, che lo portò quindi a fallire, di fatto, in quel suo primo vero assaggio di Serie A.

Un’esuberanza che probabilmente rappresenterà la vera grande zavorra della sua carriera. E che ben verrà plastificata dalla sua esultanza quando, tornato alla Juventus, il 24 febbraio del 2002 segnerà la sua prima rete nella nostra massima serie, in un derby disputato contro il Torino.

L’immagine è passata alla storia. I Bianconeri si trovano sotto 2 a 1, Thuram centra un pallone che Maresca gira di testa in rete, imparabile per Luca Bucci.

E lui cosa fa?

Enzo Maresca

Mima, con le dita, le corna di un toro. E corre per il campo, come un bovino alla carica. Esplodono le polemiche.

Enzo Maresca era questo. Mi viene da dire purtroppo.

Un giocatore sì talentuoso, ma fin troppo estroverso. Come detto, non sempre con un’accezione positiva del termine.

Enzo Maresca era un giocatore che non avrebbe probabilmente mai raggiunto il livello di gioco dell’Andrea Pirlo poi destinato a guidare da assoluto titolare le proprie squadre a vincere sei campionati, due Coppe Italie, tre Supercoppe Italiane, due Champions League, due Supercoppe Europee, un Mondiale per Club ed un Mondiale per nazioni.

Era però anche un giocatore che se avesse saputo aspettare il suo turno e magari limitare qualche spacconata avrebbe potuto recitare un ruolo da protagonista assoluto anche in un club di una certa rilevanza europea, come del resto farà poi, più maturo, nella sua esperienza di Siviglia.

Se solo non avesse gettato le occasioni avute quando tutti si aspettavano esplodesse – certo, non sempre per colpa sua – ora staremmo sicuramente parlando di un giocatore con una carriera vissuta ad un piano molto diverso

In realtà al termine della stagione successiva al misfatto del derby ancora c’era da crederci veramente, in lui.

Reduce da un prestito al Piacenza il ragazzo torna a Torino con ben 9 reti realizzati in 31 match. Uno score notevole per un centrocampista.

Uno score di cui avevo anche approfittato, acquistandolo al fantacalcio di quell’anno: il mio amore e la mia fiducia nei suoi mezzi erano totali all’epoca. Entrambe ben ripagate, almeno in quella stagione.

In Piemonte trova un Lippi che lo stima (in passato disse che aveva colpi sopra la media, oltre ad una tecnica ed una fantasia non comuni), ci si aspetta quindi – a cavallo dei 23/24 anni – la sua definitiva consacrazione. Che però non arriva.

Enzo Maresca

Il ragazzo gioca più che in passato, qualche chance la ha, ma non la sfrutta mai appieno. Nonostante sembri avere la personalità – e di sicuro il talento – per provare a prendere in mano il centrocampo della Juventus, la cosa non gli riesce fino in fondo, per quanto dimostri di poterci stare in una Juventus.

Pensate al parallelo di carriera tra Enzo Maresca ed Alessio Tacchinardi. La differenza di qualità tra i due è netta, ma il secondo riesce probabilmente a dare più concreta fiducia a tecnici e compagni. E mentre Maresca alla Juve gioca e non gioca, girando parte dell’Italia in prestito o comproprietà, Tacchinardi veste spesso la maglia da titolare, restando in Bianconero per ben undici stagioni consecutive, condite da un totale di 404 presenze e 15 goal (caratteristiche diverse, ma Maresca farà la metà dei goal in un ottavo delle partite).

Nonostante l’investimento fatto per portarlo in Bianconero sembra insomma che il rapporto tra Enzo Maresca e la Juventus non sia destinato a decollare, così come la carriera del regista campano.

Di mezzo ci si mette infatti anche un problema sul rinnovo del contratto. Perché quello del calciatore in primis è un lavoro, ed evidentemente le parti non riescono a trovare la quadra.

Moggi pare voglia inserirlo in mille trattative di scambio, lui si impunta volendo decidere del proprio futuro. Alla fine accetta il passaggio in comproprietà alla Fiorentina dei Della Valle, neo promossa in Serie A.

L’allenatore è Emiliano Mondonico, che sembra stimarlo. Ancora oggi, se è vero che durante la sua ultima esperienza da calciatore, in quel di Palermo, uno dei decani dei mister italiani ne parla come di un calciatore

“molto furbo dotato di tecnica e molta intelligenza tattica. Sicuramente stiamo parlando di un giocatore completo perché è in grado di garantire un ottimo rendimento in fase di organizzazione del gioco specie in quella offensiva, essendo bravissimo nelle scegliere i tempi di inserimento”…

Enzo Maresca è l’undicesimo giocatore più utilizzato di quella stagione. Scende in campo 28 volte e firma 4 reti.

L’annata però non procede benissimo e Mondonico è sostituito prima da Buso e poi da Zoff.

La classifica nelle retrovie è piuttosto corta, e la Fiorentina si salva solo all’ultima giornata, con un 3 a 0 interno sul Brescia, grazie alla classifica avulsa.

Enzo Maresca

Lungo la lotta per la salvezza il giornale Repubblica, per mano di Giuseppe Calabrese, fa il check up del gruppo Viola. Di Maresca si scrive questo:

“Maresca è troppo innamorato di se stesso e del suo calcio, dovrebbe guidare la Fiorentina ma non ci riesce. In più sente troppo la pressione e in campo è eccessivamente nervoso. Difficile che venga confermato a fine stagione, però adesso Zoff non ne può fare a meno.”

E a fine stagione, puntuale, non arriva la riconferma.

In realtà pare che né Fiorentina né Juve vogliano il giocatore. Si finisce alle buste. C’è però un livello minimo sotto il quale i Bianconeri non possono lasciar partire un talento del genere (stessa situazione per Miccoli, anch’esso in comproprietà tra i due club). I Viola offrono meno ed Enzo Maresca è costretto a rientrare in Piemonte. Destinazione che però non fa piacere a nessuna delle due parti.

Di certo il ragazzo non interessa al quadratissimo Fabio Capello, che fa subito sapere come il centrocampista di Pontecagnano Faiano non rientri tra i suoi piani tecnici.

La conseguenza è logica: Enzo Maresca finisce dritto sul mercato.

Inizialmente, almeno secondo Tuttomercatoweb, il club favorito parrebbe essere il Fulham, con Maresca che potrebbe così tornare a cimentarsi in Inghilterra.

A metà luglio il giocatore parte davvero, ma la destinazione è ben diversa: per lui si schiudono le porte della Liga, c’è il Siviglia che lo aspetta a braccia aperte.

La prima stagione giocata in Spagna è probabilmente la migliore della sua carriera.

Il Siviglia arriva quinto in campionato (a parimerito con l’Osasuna quarto per classifica avulsa) a due soli punti dal Real Madrid secondo.

Ma soprattutto Enzo Maresca può sollevare il suo primo trofeo da protagonista assoluto, se è vero che nella Juventus del 2001-2002 era più che altro una comparsa: la Coppa UEFA.

Le presenze stagionali sono 42, nonostante un brutto infortunio al tendine d’achille che gli fa perdere un mese buono.
Le reti realizzate 11, di cui 8 nella Liga. Ma soprattutto due proprio in quella finale di Eindhoven, dove i Rojiblancos schiantano 4 a 0 il Middlesbrough.

Enzo MarescaAl termine del match viene eletto MVP e riceve 10mila euro di premio che decide di donare all’ospedale sivigliano San Juan de Dios.

A Siviglia Enzo Maresca trova probabilmente la sua dimensione.

Ci resta quattro stagioni, vestendo anche la fascia di capitano e vincendo nel complesso due Coppe UEFA, una Coppa del Re, una Supercoppa spagnola ed una europea. Sicuramente il periodo più ricco – almeno di successi – della sua carriera.

Ad allenarlo sono dapprima Juande Ramos, poi Manolo Jiménez.

Il rapporto con quest’ultimo non deve probabilmente essere dei migliori, un po’ come già accaduto in passato con altri mister.

Con l’arrivo del tecnico di Arahal, infatti, inizia a ridursi lo spazio per Enzo Maresca. Che se nelle prime due stagioni aveva sfondato il tetto delle quaranta presenze, con Jiménez alla guida tocca a malapena le trenta.

Così al termine della quarta stagione in Rojiblancos il ragazzo decide di chiuderla lì. Capisce di non avere ancora moltissimi anni di carriera ad alto livello davanti, e cerca una squadra in cui tornare ad essere al centro del progetto tecnico, oltre che poter continuare a vincere:

“Devo prendere una decisione che per quanto possa essere non semplice, in questo momento mi è necessaria. L’allenatore non ha più fiducia in me, ed io voglio ancora progredire come calciatore. Sono anche pronto a rimetterci economicamente pur di poter giocare per vincere qualcosa. Voglio andarmene dal Siviglia poiché sono preoccupato del mio futuro di calciatore.”

La scelta ricade quindi sull’Olympiakos, tra i club di maggior blasone dell’intera Grecia. Gli ellenici sborsano 5 milioni per acquisire il suo cartellino e gli fanno firmare un contratto di tre anni.

Qui Enzo Maresca gioca da protagonista una sola stagione, la prima.

In Champions League la squadra si libera agilmente dello Slovan Bratislava (doppio 2 a 0) e ribalta il 3 a 1 di Praga contro lo Sparta con un perentorio 3 a 0 casalingo, per poi eliminare anche lo Sheriff Tiraspol e raggiungere la fase finale.
Inserito come ultimo club nella terza fascia del sorteggio i Thrilos vengono sorteggiati nel gruppo H con Arsenal, Standard Liegi ed AZ, e con i 10 punti conquistati in sei partite raggiungono gli ottavi di finale, dove vengono però eliminati con una doppia sconfitta dal Bordeaux.

In campionato invece l’Olympiakos chiude al secondo posto, alle spalle del Panathinaikos.

Una stagione tutto sommato buona per il club e per il giocatore stesso, che chiude con uno score di 35 match disputati conditi da 6 realizzazioni (terzo miglior bottino della sua carriera dopo il primo anno di Siviglia e la stagione a Piacenza).

Enzo Maresca

La situazione però non piace a Maresca, che non si sente stimolato abbastanza. Il 30 agosto, così, decide per la rescissione del contratto, lascia sul piatto due milioni di stipendio e si fa sei mesi sabbatici, in attesa di una nuova sistemazione.

Interpellato dal Corriere dello Sport, spiega così la sua scelta:

“Per rendere in campo come so, devo avere i giusti stimoli e allora nel massimo rispetto del campionato greco, quello dell’Olympiakos non mi è parso il progetto che mi avevano prospettato, in Grecia diverse partite si giocano con gli stadi semi vuoti e con la gente alle finestre, ripeto rispetto tutti ma volevo altro. Ci ho perso 2 milioni e tanti ex compagni mi chiamano per dirmi che sono matto. Ho rifiutato anche un’offerta del Galatasaray, ma io non sono matto. So cosa vorrei. giocato in grandi campionati e mi è andata sempre bene. A 18 anni ho scelto l’Inghilterra, sono tornato e a 20 ero alla Juve, a 25 sono andato a Siviglia, ho vinto due Uefa, una Supercoppa Europea, due coppe e una Supercoppa di Spagna. Vorrei rivivere tensioni di questo tipo. Più di tutto vorrei tornare in serie A. E magari giocarmi con calma anche qualche chance per farmi vedere dal ct. Non si sa mai…”

Non saprei dire se Enzo Maresca sia “matto” o meno. Di certo è stato un personaggio particolare, che probabilmente non ha trovato la chiave per farsi rendere al proprio meglio, se non a spot. E forse nemmeno una serie di allenatori giusti, che sapessero capirne e valorizzarne il talento.

Comunque la Serie A non gli riapre le porte. Il ragazzo ha qualche abboccamento con Parma, Palermo ed Udinese, ma non si concretizza nulla.

Si allena con la Primavera della Fiorentina, ma non ci sono trame di mercato dietro. Solo la volontà di restare in forma.

A dicembre arriva quindi un’offerta concreta. Ad avanzarla è il Malaga, che decide di riportarlo in Spagna.

Ad allenarlo un certo Manuel Pellegrini, reduce dall’esperienza al Real Madrid e futuro tecnico del Manchester City. Un allenatore che in un anno e mezzo dà a Maresca la possibilità di scendere in campo per 42 volte, e che ancora oggi è ricordato piacevolmente dal talento di Pontecagnano Faiano:

Enzo Maresca

“Il 4-2-3-1 è il suo modulo di forza, ha sempre impostato le sue squadre così, con due centrocampisti centrali e tre giocatori di qualità alle spalle di una punta. Ricordo nel mio Malaga avevamo Isco, Cazorla, Joaquin e Julio Baptista alle spalle di un certo Van Nistelrooy. Va sempre alla ricerca del bel gioco, ama più costruire che distruggere.”

A Malaga resta fino all’agosto del 2012, quando finalmente torna in Italia.

A schiudergli le proprie porte è la Sampdoria, che gli dà la possibilità di scendere 16 volte in campo in Serie A nel corso di una stagione.

Al termine della quale finisce fuori dai progetti della società, oltre che dalla rosa:

“Mi alleno, anche se è la prima volta che mi capita di essere tra i giocatori che non rientrano nei piani della società. La Sampdoria mi aveva chiesto di tornare in campo il 5 agosto: ho rifiutato perché non sono uno che sta a casa pagato per fare niente. Il calcio per me non è un hobby, ma una professione e questo vorrei fosse chiaro. Però ho accettato di ritardare il primo giorno di lavoro: i dirigenti non ritenevano opportuno che incontrassi i miei compagni durante il raduno e i test atletici. In questo ho deciso di venire incontro alla società, però ho rifiutato di posticipare ulteriormente il rientro. Come si è arrivati a questo? Non so, ma voglio sottolineare che il mio rapporto con Rossi è ottimo, anzi lui ha apprezzato il mio comportamento la scorsa stagione e mi ha detto più volte che sono uno dei professionisti più seri che abbia mai incontrato. Che effetto fa allenarsi a Bogliasco tra pochi intimi? Mi sembra strano ma anche tutto nuovo perché in quindici anni non mi era mai capitato nulla del genere. Lavorerò come sempre, in attesa di trovare un’altra squadra. Il mio futuro? Dieci anni all’estero, cinque qui e qualcosa vorrà dire. Per questo mi piacerebbe finire la carriera in Inghilterra, dove ho iniziato. A 33 anni per me sarebbe una grande soddisfazione”.

Enzo Maresca

Così, ormai 32enne, Enzo Maresca deve ricominciare ancora tutta da capo.

Le cose paiono in realtà ricomporsi, col giocatore che viene riaggregato al gruppo.  Da lì a gennaio giocherà però solo tre volte, venendo costretto a fare di nuovo le valigie ed affrontare l’undicesimo trasferimento della sua carriera (rientri dai prestiti compresi).

Stavolta a puntare su di lui è una squadra con cui qualche abboccamento c’era già stato in passato, il Palermo. Con Maresca che così, per la prima volta da quando aveva lasciato il West Bromwich Albion, torna in cadetteria.

Il resto è storia recente.

I Rosanero, anche grazie all’apporto del talento di Pontecagnano Faiano, dominano il campionato di quell’anno (chiuso a +14 sull’Empoli secondo) e tornano in Serie A.

Enzo Maresca avrà così la possibilità di disputare le ultime due stagioni della sua carriera – sempre ammesso che non decida di rimettere gli scarpini nei prossimi mesi – in Serie A.

I problemi e le polemiche non mancheranno comunque nemmeno a Palermo, più che mai al cospetto di un presidente vulcanico come Zamparini.

Che lo scorso dicembre, al termine della gara di Coppa Italia persa contro l’Alessandria, spedì fuori rosa proprio il centrocampista campano (assieme ad un altro paio di compagni).

Tra i due, del resto, i rapporti erano tesi da tempo.

Quantomeno da dopo l’esonero di Beppe Iachini, il tecnico che dopo averlo allenato alla Sampdoria aveva voluto Maresca anche in Sicilia.

Il giocatore, infatti, si era schierato apertamente con il tecnico, in opposizione alla scelta della società.

Di tutta risposta Zamparini aveva sentenziato:

Enzo Maresca

“Tutta la squadra è con me, a parte un giocatore e mezzo. Uno è Maresca, il mezzo è Vazquez. Ma d’ora in poi prima di parlare o scrivere i giocatori dovranno chiedere l’autorizzazione della società. Maresca è un ignorante, dovrebbe informarsi prima di parlare. Ha detto delle cavolate, delle str… Non è vero che grazie a Iachini ho guadagnato 60 milioni”.

Alla fine della scorsa stagione quindi, scaduto il contratto che lo legava al Palermo, Enzo Maresca è diventato un giocatore svincolato. E, almeno per ora, pare aver appeso le scarpette al chiodo.

Nel suo futuro potrebbe esserci la carriera di tecnico, se è vero come è vero che il ragazzo ha da poco ottenuto il patentino da allenatore UEFA B.

Al termine della sua carriera resta in me parte di quell’amore da adolescente che mi aveva fatto credere ciecamente in lui e nel suo talento, oltre che tanto amaro in bocca per non averlo visto giocare con costanza al livello che quello stesso talento avrebbe meritato.

A conti fatti potrei dire di aver sbagliato, come molti, il giudizio su Enzo Maresca. Ma la realtà è che non penso si sia stato sbagliato il giudizio sul suo potenziale. Quanto semmai lui, come molti altri nella storia del calcio, non è riuscito a realizzare appieno il proprio potenziale.

I motivi non saprei dirli, ma sarebbe interessante poterne discutere con lui.

Probabilmente quel carattere esuberante e a tratti fin eccessivo non l’ha aiutato, sicuramente per sbocciare definitivamente bisogna avere tanta fortuna e soprattutto trovare l’ambiente e le persone giuste sul proprio cammino.

Enzo Maresca

Sia quel che sia Enzo Maresca ha avuto una carriera comunque di alto livello, cui è mancata solo quella definitiva consacrazione cui avrebbe potuto ambire.

Stellina di un po’ tutte le nazionali giovanili, al pari di molti altri talenti – soprattutto della sua generazione, se è vero che la decade dei nati negli anni 80 ha dato relativamente poco al calcio italiano – della sua età non ha saputo riconfermarsi anche al piano superiore.

Eppure io ce l’avrei visto tanto bene vestito d’Azzurro, anche se solo come eventuale rincalzo di quel fenomeno di Andrea Pirlo.

Ma intendiamoci: per quanto lui possa non essere riuscito a dare il meglio di sé stesso e per quanto non abbia tenuto con costanza un livello di gioco al top, in Nazionale avrebbe potuto meritare di andarci lo stesso, quantomeno in concomitanza col suo periodo d’oro in quel di Siviglia.

Pensateci: nell’estate del 2006 era reduce dalla miglior stagione della sua carriera, con quegli 11 goal siglati in 42 match e quella doppietta in finale di Coppa UEFA.

Proprio quell’estate l’Italia partì per andare a giocarsi – e vincere – il Mondiale in Germania.

Lui aveva 26 anni, un talento raro, una stagione d’oro alle spalle, era nel pieno della carriera. Ma non venne considerato da Marcello Lippi, che pure portò in Germania anche giocatori di valore certo non superiore al suo come Simone Barone.

Non voglio puntare il dito contro nessuno. Tantomeno contro Lippi per quel miracolo sportivo che seppe portarci a compiere quell’anno.

Ma se quel velo di snobismo verso gli italiani all’estero che abbiamo sempre avuto e che stiamo decidendo di levarci solo negli ultimi anni fosse caduto già all’epoca, è assolutamente plausibile che Enzo Maresca sarebbe stato tenuto in grande considerazione anche in relazione a quel Mondiale.

Enzo Maresca

Perché di riffa o di raffa non saremo davanti ad un fenomeno assoluto del calcio mondiale. Ma quel ragazzino che lasciò Pontecagnano Faiano molto piccolo per cercare di diventare un calciatore di professione le carte giuste anche per giocarsi le sue chance in Azzurro ha dimostrato in più di un’occasione di averle avute


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