Jorginho, regista che ama l’Azzurro

Jorginho, regista che ama l’Azzurro

Jorge Luiz Frello Filho è ai più noto come Jorginho.

Jorginho

Centrocampista italobrasiliano nato ad Imbituba 27 anni fa, si aggrega al Verona ancora ragazzo, approdando direttamente alla formazione Berretti.

Proprio in Veneto diverrà un calciatore professionista: dopo un anno di prestito alla Sambonifacese, infatti, esordisce in B il 4 settembre del 2011, diventando subito titolare.

A Napoli dal gennaio 2014, in questi anni Jorginho è cresciuto moltissimo sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico, fisico e mentale.

La progressione che più mi ha colpito riguarda la sua capacità di regia: da mezz’ala che timidamente fraseggiava quasi solo sul corto ai tempi di Verona, Jorginho è diventato un centrocampista molto più sicuro dei propri mezzi e, quindi, più disposto ad assumersi il rischio che sedere in cabina di regia comporta.

Jorginho: diamo i numeri!

La progressione in termini di partecipazione alla manovra è eccezionale.

Aprite l’archivio dati di WhoScored e guardate il numero totale di passaggi per partita che il ragazzo faceva nella sua ultima stagione a Verona e nella prima a Napoli: rispettivamente 63,3 e 48.

Insomma, Jorginho all’epoca era un giocatore sicuramente coinvolto, ma certo non il fulcro del gioco (anche al netto del possibile minor possesso operato dagli Scaligeri).

Jorginho

E’ dalla stagione 2015/2016 in poi, ovvero dall’arrivo di Sarri sulla panca partenopea, che le cose cambiano drasticamente.

Le statistiche di passaggi medi a partita in A arrivano addirittura a toccare la tripla cifra nel corso della prima stagione (102,6).

Poi, pur mantenendosi molto alte, scendono di poco al di sotto di essa (98 l’anno scorso, 95.7 nella stagione in corso).

Questo significa che la squadra che esprime quello che probabilmente è il miglior gioco del nostro campionato lo fa anche grazie ad un metronomo ben definito: Jorginho.

E’ importante comunque sottolineare come Jorginho non sia solo un giocatore di puro possesso, ma dia il suo contributo anche in fase difensiva.

Sempre da WhoScored possiamo infatti notare come il suo numero di contrasti medi a partita sia rimasto praticamente invariato rispetto ai tempi di Verona (2,4 all’epoca, 2 oggi), quando però giocava in una squadra in cui la fase difensiva occupava una percentuale di tempo maggiore nel corso di una partita.

Azzurro in chiaroscuro

Come detto, con l’arrivo di Maurizio Sarri al Napoli Jorginho ha trovato la propria dimensione, diventando uno dei centrocampisti più importanti del paese.

Però mentre l’azzurro partenopeo l’ha esaltato e sublimato, con l’Azzurro della Nazionale non si è ancora creato alcun tipo di feeling.

La storia è ormai nota: nel biennio Conte davanti alla difesa, in un centrocampo a tre, venivano impiegati per lo più mediani come Motta e De Rossi.

Sotto la gestione Ventura, invece, l’ex tecnico del Torino optò per provare ad impostare il centrocampo a due.

In entrambi i casi, insomma, le caratteristiche di Jorginho mal sono sembrate sposarsi con le idee tecnico-tattiche degli ultimi due C.T. della nostra Nazionale.

Il tutto nonostante che in quella sciagurata serata del suo debutto dal primo minuto, parlo del ritorno di playoff Mondiale contro la Svezia, il buon Jorge Luiz Frello Filho è stato comunque capace di dimostrare di meritarsi molta più considerazione di quanta non ne abbia avuta nel corso degli ultimi quattro anni.

Azzurro futuro

Come ho scritto nel mio pamphlet sul disastroso momento che sta attraversando il calcio italiano il prossimo allenatore dell’Italia dovrebbe lavorare con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per il prossimo Mondiale, più che pensare al prossimo Europeo.

In questo senso l’augurio è che Jorginho non venga più ignorato.

Se è vero che nella squadra polmonare e muscolare che Conte schierò all’ultimo Europeo sembrava c’entrarci poco, è altresì certo che questa Italia abbia bisogno di più qualità nel mezzo.

Qualcosa dalle nostre giovanili sembra stia uscendo.

Giocatori come Cristante (1995), Pellegrini (1996), Mandragora e Barella (entrambi 1997) ben promettono e vanno tutti immediatamente coinvolti nel progetto.

Però è abbastanza impensabile anche giocare con solo under 23.

Ecco perché il nuovo progetto Azzurro deve ripartire – anche – da Jorginho.

Con 27 anni da compiere a dicembre sembra essere nel momento ideale per dare il proprio contributo.

Con il Napoli ha raggiunto un livello di gioco come abbiamo visto importante ed ha dimostrato una crescita anche per quanto concerne la personalità.

Con la Nazionale potrebbe essere posto come fulcro di un centrocampo a tre, possibilmente orientato al palleggio (come fu la prima Italia di Prandelli).

E’ chiaro, non abbiamo il livello di movimenti oggi più sani come Spagna, Francia o Germania (e probabilmente nemmeno Portogallo ed Inghilterra).

Però qualcosa di buono in Italia si vede e sarà compito di Federazione e C.T. valorizzarlo al meglio.

Jorginho

A partire, appunto, da Jorginho.

Così che l’Azzurro per lui diventi un colore senza più ombreggiature…


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