Piccoli campioni crescono (o si bruciano) [pt. 2]

Piccoli campioni crescono (o si bruciano) [pt. 2]

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Quasi tre anni fai scrissi un pezzo sulla nazionale under 19 italiana che nel 2003 fu capace d’imporsi a livello Europeo, laureandosi appunto campione continentale in Liechtenstein battendo il Portogallo in finale.

Oggi invece, mentre ero in redazione a riflette un po’ sulla brutta storia che sta attraversando oggi la Pro Patria mi sono imbattuto nella pagina Wikipedia di Sebastián Bueno, ormai trentenne punta che milita attualmente nel Perugia.

E da lì, notando come lo stesso giusto dieci anni fa partecipò alla spedizione mondiale (under 20) che vide l’Argentina laurearsi campionessa iridata di categoria per la quarta volta nella storia ho fatto passare un attimo i nomi di quella rosa, per riflettere sulla loro fine.

E beh, ciò che ne esce è piuttosto emblematico di quanto debbano essere prese con le pinze le vittorie ottenute a livello giovanile, quand’anche così importanti come una imposizione mondiale.

Seguiamo quindi la numerazione ufficiale di quella squadra e ripercorriamo brevissimamente, per diletto, le carriere di quei giocatori. E, soprattutto, andiamo a scoprire dove militano ora quei giocatori che, ormai nel pieno della loro maturità, dovrebbero essere giunti ai vertici del calcio mondiale.

1 – Germán Darío Lux

Ventinove anni compiuti a giugno, debuttò in Primera nel River a soli diciannove anni, diventando titolare dopo la dipartita di Costanzo. Sbarcato in Europa – a Maiorca – nel 2007 giocherà a spizzichi e bocconi, non avendo comunque mai a lungo il posto da titolare sicuro.

Svincolatosi alla fine dell’ultima stagione si è accasato al Deportivo La Coruna (Segunda División spagnola, la nostra Serie B), dove fa il secondo dell’ex Athletic Daniel Aranzubía.

2 – Nicolás Andrés Burdisso

E’ probabilmente il giocatore che ha avuto la carriera migliore.

Trent’anni compiuti ad aprile, ha vinto davvero molto in carriera, sia in campo nazionale che internazionale.

Di certo, però, non verrà ricordato nei secoli come uno dei difensori più forti del suo periodo.

Anzi: a cose sicuramente buone ha sempre alternate passaggi a vuoto piuttosto marcati. Nel complesso difensore discreto ma nulla più.

3 – Julio Andrés Arca

Lui lo ricordo molto bene a Scudetto, gioco manageriale dietro cui ci ho speso ore interminabili.
Lì – ma solo lì – era un esterno mancino praticamente indomabile. Che crescendo, poi, diventava in assoluto uno dei migliori giocatori dell’interno – sconfinato – database.
Non a caso quando mi trovavo ad allenare la nazionale italiana sfruttavo subito il suo doppio passaporto per naturalizzarlo…

In realtà, però, Julio ha disputato la sua onesta carriera in Inghilterra, dove ha collezionato circa 300 presenze in Premier tra Sunderland e Middlesbrough.

Nulla rispetto a ciò che prometteva in quell’assolato luglio del 2001, comunque. Quando con la fascia di capitano al braccio guidò i suoi compagni a laurearsi Campioni del Mondo della categoria under 20.

4 – Mauro Darío Jesús Cetto

Lui stiamo imparando a conoscerlo in questi primi mesi di Palermo.

Altro giocatore che comunque risentì – nel videogame di cui sopra – degli influssi positivi di quel Mondiale (beh, come un po’ tutti i giocatori in rosa). Tanto che, esattamente come Arca, feci anni a sfruttarne il passaporto italiano per convocarlo nella mia nazionale virtuale!

In realtà dopo aver speso praticamente tutta la sua carriera – esordi a parte – in Francia (tra Nantes e Tolosa) Cetto ha appunto raccolto la sfida italiana ed è approdato in estate in Sicilia.

Dove attualmente fa la riserva di Pisano (se lo si vuol considerare terzino destro, ruolo che può effettivamente ricoprire) e della coppia Migliaccio/Silvestre.

5 – Nicolás Rubén Medina

Altro giocatore che a Scudetto ai tempi del Sunderland era un vero fenomeno.

Anche lui come Arca ha militato negli Argentinos Juniors e poi, appunto, nei Black Cats.
Solo che lui, a differenza dell’amico Julio, non vi ha trovato la sua dimensione, ed ha iniziato un lento peregrinare che l’ha portato a vestire diverse maglie.

Tra cui quella dei cileni dell’O’Higgins, che indossa tutt’ora.

6 – Fabricio Coloccini

Questo venne preso per mezzo fenomeno da tanti. E non solo dai programmatori di Scudetto.

Tanto che quando arrivò al Milan in molti erano pronti a scommettere ad occhi chiusi su di lui. Che ancora non aveva nemmeno vinto quel famoso Mondiale.

A Milano non ebbe però mai grande fortuna, così che iniziò una serie di prestiti con cui venne rimbalzato un po’ tra Argentina e Spagna.
Da cui poi prese il volo per l’Inghilterra, dove milita tutt’ora (Newcastle).

Lui, a differenza di tanti suoi compagni di avventura in quel Mondiale, ha comunque raccolto diverse presenze in nazionale: Wikipedia ne conta 35, condite per altro da una rete.

7 – Javier Pedro Saviola Fernández

Partiamo da un presupposto: facendo parte della “FIFA 100”, la lista dei 125 migliori calciatori di sempre, la sua presenza a quel Mondiale (di cui fu per altro il capocannoniere) dovrebbe far saltare questo giochetto.

Un fenomeno vero ci fu, in quell’Argentina.

Beh, in realtà io non la vedo proprio così.

Un fenomeno vero, IN POTENZIALE, ci fu sì. E se è per questo forse non solo uno.

Però, appunto, il tutto restò solo in potenziale.

Perché Saviola tra River e nazionali giovanili fece benissimo e io ricordo ancora quando, ragazzino, compravo riviste in cui si raccontavano le sue prodezze e ne sognavo l’arrivo in Italia, convinto di essere di fronte ad un giocatore che avrebbe potuto – così era spacciato – spaccare i match a proprio piacimento.

E invece sbarcato in Europa, più precisamente al Barcellona, non fece malaccio ma non mantenne nemmeno le promesse, tanto dal finire con l’essere prestato al Monaco prima e al Siviglia poi.

Una volta terminato il suo contratto col Barça, quindi, il passaggio al Real, che cercò lo sgarbo ai rivali storici provando a rivitalizzare un campioncino che si era però irrimediabilmente bruciato anni prima.

Oggi Javier gioca in Portogallo, al Benfica. Ed è solo lontanissimo parente di quello che sarebbe diventato se, giunto a Barcellona, fosse riuscito a non bruciarsi.

Insomma… è proprio vero che i giovani campioni crescono… quando non si bruciano!

8 – Oscar Adrian Ahumada

Più di cento partite con in dosso la maglia dei Millionarios, Ahumada ha avuto esperienze di vita e calcio anche in Germania (Wolfsburg), Messico (Veracruz) e Russia (Rostov).

Un po’ pochino, forse, rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare pensando ad un Campione del Mondo under 20.

9 – Esteban José Herrera

C’è comunque anche chi ha saputo fare pure “peggio”.

E’ il caso di Esteban Herrera, che dopo gli esordi tra Boca e Talleres è passato dall’Italia (Messina e Lucchese) prima di fare un po’ il viandante del pallone, passando per Grecia (dove ha vestito le maglie di tre diverse squadre) e Perù prima di tornare in patria.

Dove gioca oggi, indossando la maglia dello Sportivo Italiano, che milita nel corrispettivo della nostra Serie C.

10 – Leandro Atilio Romagnoli

Numero pesante sulle spalle.

Perché se sei argentino e indossi la maglia numero 10 della Seleccion il paragone scatta subito facile: Diego Armando Maradona!

Beh, Romagnoli è stato paragonato meno rispetto ad altri (Saviola in primis) al Pibe. Però anche su di lui c’erano tantissime aspettative, viste la tecnica notevole.

Per lui l’esperienza europea s’è limitata a gravitare attorno al Portogallo. E la sua carriera è stata comunque dedicata quasi esclusivamente al suo San Lorenzo…

11 – Maximiliano Rubén Rodríguez

Nel complesso è probabilmente lui il giocatore che ha mantenuto di più le promesse. E non stiamo comunque parlando di un fenomeno.

Soprattutto parliamo di un giocatore che all’epoca era forse internazionalmente meno considerato di alcuni suoi compagni di spedizione. Ma che pure con tanto impegno, carattere ed abnegazione ha saputo costruirsi una carriera di tutto rispetto in cui ha messo assieme un totale di circa duecento presenze tra Atletico Madrid e Liverpool.

E non solo: quarantuno volte nazionale argentino, ha partecipato ai mondiale del 2006 e del 2010.

12 – Ariel Gerardo Seltzer

Difensore che compirà trentuno anni il prossimo 3 gennaio Seltzer ha dedicato buona parte della sua carriera all’Argentinos Juniors, per poi passare all’Atletico Rivadavia (dove gioca tutt’ora, in quella che è considerabile la Serie B argentina).

Storia piuttosto particolare per lui, come racconta Wikipedia, che avendo antenati ebrei fu vicino all’approdo al Beitar Gerusalemme, poi saltato per la presunta inapplicabilità della “Legge del ritorno” nel suo caso.

13 – Diego Daniel Colotto

Tante partite giocate nell’Estudiantes prima di tentare l’avventura messicana e, poi, spagnola.

Dove gioca tutt’ora in Segunda División: più precisamente è compagno di Lux al Deportivo.

14 – Leonardo Daniel Ponzio

Attuale capitano del Real Saragozza, ha comunque avuto una carriera al di sotto di quanto non ci si potesse aspettare.

Mediano gran combattente e dotato di carisma e combattività notevole ha una bella castagna da fuori e uno spirito di adattamento che lo porta a sapersi disimpegnare più che bene anche come terzino destro.

Eppure non ha vestito la maglia di nessun grande club (europeo, dato che un paio d’anni al River li ha passati).

15 – Andrés Nicolás D’Alessandro

L’altro grande potenziale o presunto fenomeno della nazionale di Pekerman del 2001.

Lui e la sua boba fecero innamorare mezzo mondo.

Sembrava destinato alla Juventus, ma alla fine lasciò il River per trasferirsi al Wolfsburg.
E forse proprio quello fu l’errore.

In Germania non si adattò forse mai al cento per cento e anche lui un po’ come Saviola probabilmente si bruciò ben prima di esplodere.

Dopo la Germania ha provato la fortuna in Inghilterra (Portsmouth) e Spagna (Saragozza), prima di tornare in patria (San Lorenzo).

La sua dimensione pare comunque averla trovata in Brasile, dove vestendo la maglia dell’Internacional è stato capace di vincere una Libertadores e, soprattutto, un Pallone d’Oro sudamericano.

16 – Mauro Damián Rosales

Lui l’approdo in Europa l’ha tentato passando dall’Olanda, più precisamente dall’Ajax.

Dove mise in mostra potenzialità interessanti, ma senza mai convincere in pieno.

Così nel 2007 decise di tornare in patria, prima di tentare – nel 2011 – l’avventura americana in quel di Seattle.

Se questo è mantenere le promesse…

17 – Alejandro Damián Domínguez

In Russia probabilmente lo ricorderanno a lungo, ma nell’Europa Occidentale molto più difficilmente già oggi qualcuno salterà sulla sedia al solo sentirlo nominare.

Tra Kazan e San Pietroburgo ha fatto vedere sicuramente buone cose, ma certo si sarebbe dovuto confrontare con palcoscenici più importanti per consacrarsi.

18 – Wilfredo Daniel Caballero

Secondo di Lux a quei Mondiali si trova oggi invece ad essere il portiere titolare del Malaga multimilionario sesto in classifica.

I casi della vita!

Certo comunque che anche qui non ci stiamo trovando di fronte ad uno dei migliori interpreti al mondo del ruolo.

Del resto così non fosse non avrebbe passato praticamente tutta la carriera all’Elche!

19 – Sebastián Bueno

Ed eccoci arrivati al buon Sebastián Bueno, il giocatore che mi ha fatto partire la scintilla che mi ha portato a scrivere questo pezzo.

Beh, oggi (trent’anni compiuti da un paio di settimane) gioca in Serie C2.

Credo dovrebbe bastarvi questo.

Insomma… caricare di troppe aspettative un giovane è facile. Ma pure bruciare chi le qualità per fare bene davvero le ha è altrettanto facile.

Sperando che in futuro i casi come questi siano sempre meno…

1 commento

  1. Parlo del Pipi Romagnoli, da simpatizzante del San Lorenzo di quegli anni, che schierava gente come Michelini, Erviti, Bernardo Romeo (altro giocatore che sembrava destinato a ben altra carriera) e il “vecchio” Acosta. Romagnoli purtroppo non si è mai ripreso dalla doppia rottura dei legamenti del ginocchio destro, la prima nel gennaio 2002, la seconda un anno più tardi. Anche negli anni successivi ha continuato ad avere problemi al ginocchio, anche recentemente.
    Fisicamente era (è) piccolino ma aveva un discreto spunto, dopo i problemi al ginocchio non era più il giocatore di prima, troppo statico, senza cambio di passo, un gran peccato….

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