Piccoli campioni crescono (o si bruciano?)

Giorno: 26 luglio 2003. Ora: 22 circa. Luogo: stadio Rheinpark di Vaduz, Liechtenstein. Fatto: Andrea Mantovani, capitano della rappresentativa under 19 azzurra alza al cielo il trofeo; l’Italia si è appena laureata campionessa d’Europa di categoria.
la nostra rappresentativa giovanili si è appena laureata campionessa dEuropa battendo 2 a 0 il Portogallo (uefa.com)
Andrea Mantovani, capitano dell'under 19 italiana nel 2003, alza al cielo il trofeo: la nostra rappresentativa giovanili si è appena laureata campionessa d'Europa battendo 2 a 0 il Portogallo (uefa.com)

Esattamente sei anni più tardi sono invece i tedeschi a gioire, con gli azzurri che escono sconfitti dalla finale di quella stessa manifestazione.

Sei anni e mezzo, ormai, sono passati da quella sera in cui una nostra rappresentativa under 19 vinse per la prima e sinora unica volta nella nostra storia un campionato Europeo. In questi sei anni molte cose sono cambiate, tanti altri giovani di belle speranze si sono messi in mostra con quella stessa maglia. Ma che fine hanno fatti quei ragazzi terribili che salirono sul tetto d’Europa?

Sei anni son passati e, sebbene siano ancora ragazzi, sono ormai tutti nel pieno della loro carriera. Ma quanti di questi stanno realmente mantenendo le promesse fatte quella sera, quando ognuno di loro si sentiva un campioncino e sperava di poter ripetere di lì a breve quella stessa esperienza, ma in nazionale maggiore?

Vediamo un po’… il portiere di quella nazionale, quella sera, fu Marco Paoloni, un nome che dirà poco a molti. Nato a Civitavecchia, Paoloni crebbe nelle giovanili della Roma, dove Berrettini lo seguì decidendo poi di farne il titolare dell’under 19. Dopo l’exploit di Vaduz Paoloni passò quindi in prestito al Teramo, in C1; qui in due anni scenderà in campo 21 volte. Nonostante non giochi assiduamente convince i dirigenti della Ternana ad acquistarlo in comproprietà; gli umbri trovandosi in Serie B gli permettono un salto di categoria. La sua avventura a Terni non è però fortunatissima e Paoloni disputerà sei sole partite in tutta la stagione. A fine anno verrà quindi riscattato alle buste dalla Ternana, che dopo averlo ceduto in comproprietà all’Ascoli lo girerà in prestito al Teramo, società che il ragazzo già conosceva. Dopo una buona stagione da titolare Paoloni viene riscattato, ancora una volta alle buste, dall’Ascoli, dove militerà la scorsa stagione scendendo in campo otto sole volte. La scorsa estate, infine, i marchigiani decidono di rescindergli il contratto, così che Paoloni finisce con il firmare per la Cremonese, squadra di Prima Divisione di Lega Pro (ex C1), dove è per altro la riserva di Giorgio Bianchi, portiere titolare del club lombardo. Sei anni dopo aver vinto un Europeo under 19 da protagonista, quindi, Paoloni si è ritrovato per qualche giorno addirittura senza una squadra in cui giocare, e si è dovuto alla fine accontentare di un posto da dodicesimo in Prima Divisione. Per un portiere che così bene aveva fatto in gioventù è sinceramente un po’ pochino, da lui ci si poteva aspettare sicuramente molto di più. Ma questo è anche un po’ il segno dei tempi… tempi in cui la scuola di portieri italiana, sempre stata tra le migliori al mondo (se non la migliore in assoluto) non riesce più a sfornare prodotti di alto livello (Buffon a parte), così che il nostro campionato finisce col riempirsi di portieri provenienti dall’estero (Dida, Julio Cesar, Kalac, Rubinho, Carrizo, Doni, Navarro, ecc).

Certo non meglio (anzi, direi anche molto peggio) è andata a quello che fu il dodicesimo di quella nazionale, Andrea Ivaldi. Scuola Genoa Ivaldi giocò, a differenza di Paoloni, anche nelle rappresentative giovanili under 15 e 16 prima di arrivare a presenziare in quella magnifica serata dove, pur dalla panchina, vide i suoi compagni raggiungere una vittoria storica. Sei anni dopo Ivaldi si trova a giocare addirittura in Serie D nella Sestrese.

Se la situazione dei due portieri è sicuramente nerissima un po’ meglio va con gli altri ruoli, dove troviamo anche punte di assoluta lucentezza.

Chiellini è di quellunder 19 il giocatore che sinora meglio ha fatto in carriera (skysports.com)
Chiellini è di quell'under 19 il giocatore che sinora meglio ha fatto in carriera (skysports.com)

A scendere in campo quella sera, infatti, vi era tra gli altri tal Giorgio Chiellini da Pisa, considerato oggi forse il miglior centrale italiano in circolazione (con Cannavaro e Nesta che sembrano ormai avviati lungo il viale del tramonto). Chiellini ha rappresentato l’Italia venendo convocato in tutte le sue rappresentative giovanili, a partire dall’under 15 in su. All’epoca della vittoria di quell’Europeo Chiellini era un terzino sinistro di proprietà del Livorno, squadra nella quale crebbe. E proprio la vittoria di quell’Europeo fu una rampa di lancio per lui: quell’estate la metà del suo cartellino è infatti acquistata dalla Roma, che decide però di lasciarlo a Livorno. In amaranto disputa quindi uno straordinario campionato di B, culminato con una storica promozione. Tutti si aspettano che la Roma possa riscattarne l’altra metà per portare un così bel prospetto nella capitale, ma a sorpresa Giorgio viene riscattato alle buste dalla società che l’ha cresciuto. Pochi giorni dopo passa quindi alla Juventus, che lo girà però subito alla Fiorentina. La stagione successiva è quindi integrato alla squadra che con Capello vincerà il suo secondo scudetto consecutivo ma che a fine anno verrà retrocessa in B. Il resto è storia ben conosciuta: nel campionato cadetto Giorgio sarà uno dei punti fissi della Juventus e comincerà a prendere confidenza col ruolo di centrale (ruolo che saltuariamente ricoprirà anche in under 21). La stagione successiva sarà quella del suo spostamento in pianta stabile a centrale e della sua consacrazione: la Juventus, neopromossa, si qualificherà per i preliminari di Champions anche grazie ad un’ottima tenuta difensiva, difesa di cui lui è il faro. A fine stagione verrà quindi convocato da Donadoni per gli Europei di Austria e Svizzera, dove risulterà essere tra i migliori della spedizione azzurra (per non dire tra i pochi a salvarsi).

Quindi così come ci sono giocatori che sembrano promettere molto bene ma finiscono col perdersi, altri mantengono le proprie promesse, quando addirittura non finiscono col superare sè stessi, come nel caso di Chiellini.

Ma Chiellini non è l’unico giocatore di quella nazionale ad essere arrivato stabilmente in Serie A: come lui anche un Alberto Aquilani (anch’egli convocato da Donadoni per l’ultimo Europeo), Giampaolo Pazzini (quest’anno chiuso a Firenze dall’arrivo di Gilardino ha appena lasciato i viola per sbarcare a Genova sponda blucerchiata, dove farà coppia con Cassano), Simone Padoin (tra i punti fermi dell’Atalanta di Del Neri, che tanto bene sta facendo in questo campionato specialmente davanti al proprio pubblico), Alessandro Potenza (anche se non vede il campo a Genova), Andrea Mantovani (il capitano di quell’under 19, ora al Chievo, squadra con cui lo scorso anno ha vinto il campionato di B) e Raffaele Palladino (che dopo aver fallito il primo approcio alla Juve “dei grandi” è andato a cercare di farsi rivitalizzare da Gasperini al Genoa), Damiano Ferronetti (attualmente all’Udinese).

Ma per tanti che sono i giocatori che giocano tutt’oggi in A (con alterne fortune, come abbiamo detto, dato che in molti in realtà sono solo delle riserve ora come ora) molti altri si devono accontentare, almeno per ora, della B, se non quando di categorie inferiori.

Detto dei due portieri, persisi via, potremmo citare Francesco Lodi, che in A ci giocò ma la cui carriera si sta sviluppando per lo più in cadetteria. Lo stesso discorso può valere, più o meno, per Gabriele Perico, che dopo essere cresciuto nell’Atalanta ha passato la gran parte della propria carriera nell’Albinoleffe; e proprio qui troviamo un altro dei ragazzi facenti parte di quel gruppo: Simon Laner. Cresciuto nelle giovanili dell’Hellas ha poi sin qui compiuto una carriera dal profilo piuttosto basso, giocando in Carrarese, Castelnuovo, Sanremese e Pro Sesto, prima di essere acquistato dall’Albinoleffe la scorsa estate. Albinoleffe che possiede il cartellino anche di Mauro Belotti, difensore che quella sera giocò titolare e che, anch’egli cresciuto nel vivaio atalantino, ha giocato per Prato, Pergocrema e Pavia.

DAstolfo non ha mantenuto le promesse fatte quella sera, sparendo dal giro del grande calcio (terninrete.it)
D'Astolfo non ha mantenuto le promesse fatte quella sera, sparendo dal giro del grande calcio (terninrete.it)

Ma una carriera di basso profilo la sta vivendo anche Adriano D’Astolfo, centrocampista romano che quella fortunata sera di fine luglio giocò titolare: cresciuto nella Lodigiani ha vestito le maglie di Ternana, Vis Pesaro, Cisco Roma e Sangiovannese prima di fare ritorno a Terni nel 2006; da allora ha collezionato una manciata di presenze. Non una carriera da campione nemmeno quella di Mirco Stefani, cresciuto nelle giovanili del Milan: nel 2003 il passaggio al Prato, poi Parma (dove non giocò mai in prima squadra), Bellaria Igea Marina e, nel 2005, l’approdo alla Reggiana, dove milita tutt’ora.

Ma quella che è forse la più grande delusione tra tutte ci viene data da Luigi Della Rocca, all’epoca considerato uno dei migliori prospetti d’Europa in assoluto; Della Rocca che, tra l’altro, di quella finale fu uno degli eroi, andando a segnare la rete del vantaggio azzurro dopo tre soli minuti di gioco (con Pazzini che al 27′ chiuderà poi i conti). Della Rocca nacque a Brindisi ma crebbe calcisticamente a Bologna, esordendo in Serie A il 17 giugno 2001 a 17 anni non ancora compiuti. Nelle prime tre stagioni all’ombra delle Torri venne centellinato e scese in campo 18 sole volte, realizzando in tutto 2 reti. Dopo la vittoria dell’Europeo l’attenzione nei suoi confronti aumenta esponenzialmente e a spuntarla è il Catania: gli etnei sono in B e possono offrire spazio al ragazzo, che però forse anche per problemi di ambientamento finisce col giocare 12 volte (senza mai segnare) dal suo arrivo alla finestra invernale del mercato, per poi decidere di lasciare la Sicilia. Rientrato a Bologna viene quindi girato all’Atalanta, sempre nel campionato cadetto. Qui le cose andranno però anche peggio e Della Rocca scenderà in campo 5 sole volte, sempre senza segnare. La mezza stagione successiva la passò quindi in C1 al Pisa (12 presenze condite da due reti) per poi tornare a Bologna da gennaio in poi, quando scese in campo quattro volte segnando un goal. A fine anno i felsinei retrocedono in B e decidono di confermarlo nel proprio roster; quella stagione Luigi disputò quindi 26 partite, segnando quattro sole reti. La stagione seguente la disputò quindi a metà tra Bologna (14 presenze e 2 reti) e Trieste (9 presenze e 2 reti). Triestina che è la squadra nella quale milita tutt’ora e nella quale ha disputato gli ultimi due campionati, totalizzando nell’insieme 44 presenze e segnando 9 soli goal.

Per un giocatore cui si prospettava una carriera di primissimo livello non è certo il massimo. Soprattutto fa specie vedere come in carriera abbia sinora realizzato 21 sole reti, a fronte delle 145 partite giocate.

Se tanti sono i ragazzi che si sono o si stanno affermando, quindi, altrettanti – se non di più – sono quelli che si sono in qualche modo bruciati.

E oggi?

Come detto il luglio scorso la nostra under 19 è riuscita a tornare a giocarsi la finale, dove è stata purtroppo sconfitta da Horst Hrubesch e dai suoi ragazzi.

Di quella squadra fanno parti diversi giovani talenti: Vincenzo Fiorillo, considerato l’erede di Buffon, Alberto Paloschi, Matteo Darmian e Michelangelo Albertazzi, cui in molti pronosticano una possibile prossima integrazione in pianta stabile nella prima squadra del Milan, Andrea Poli, talentuoso centrocampista doriano attualmente in prestito al Sassuolo, Silvano Raggio Garibaldi, mediano genoano in prestito al Pisa, Stefano Okaka Chuka, attaccante dotato di straordinari mezzi fisico-atletici, ma tutti i ragazzi componenti quel fantastico gruppo costruito da Rocca che è arrivato ad un passo dalla vittoria finale andrebbero citati.

Ma di tutti questi giovani talenti in erba quanti ripercorreranno le orme di Chiellini, andando quindi a confermare le aspettative e diventando quindi punti fermi di grandi club e nazionale e quanti invece finiranno come Paoloni ed Ivaldi a giochicchiare nelle serie minori?

I nostri ragazzi esultano dopo la vittoria in semifinale con la Repubblica Ceca, che vale laccesso alla finalissima dellEuropeo 2008 (gazzetta.it)
I nostri ragazzi esultano dopo la vittoria in semifinale con la Repubblica Ceca, che vale l'accesso alla finalissima dell'Europeo 2008 (gazzetta.it)

Solo il tempo ce lo potrà dire. Per intanto godiamoci questi mini campioncini, che l’estate prossima andranno in Egitto a giocarsi le proprie possibilità di laurearsi campioni del mondo (anche se solo under 20).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *