Top XI dei giovani talenti Azzurri: i miei best under

Top XI dei giovani talenti Azzurri: i miei best under

Seguendo quanto più mi riesce un po’ tutte le rappresentative nazionali giovanili Azzurre e guardando ogni volta che posso il Campionato Primavera e quello Allievi (ma pure i Giovanissimi di tanto in tanto) vi propongo la mia Top XI dei giovani talenti Azzurri.

DISCLAIMER

Mettiamo subito in chiaro le cose: non è il possibile XI con cui giocherà l’Italia in futuro, né un lavoro professionale di scouting (non vuole esserlo, proprio), né chissà cos’altro.

La Top XI dei giovani talenti Azzurri è un semplice gioco che propongo per parlare un po’ di giovani italiani.

Per fugare quel luogo comune secondo cui non esistano più talenti calcistici in Italia.

In un momento storico in cui, finalmente, sembra si voglia tornare a dare un po’ di spazio ai nostri ragazzi, senza per forza farli perdere in decine di prestiti in giro per l’Italia sino poi ad accorgersi che li si è bruciati.

REGOLE

L’idea alla base è semplice: scegliere, ruolo per ruolo, l’under italiano che reputo più talentuoso per andare a costruire la Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Il range preso in esame va quindi dall’under 21 (nati massimo nel 1994) all’under 17 (classe 2000).

Non scandalizzatevi se non trovate, nemmeno tra le menzioni d’onore, vostro figlio, vostro cugino, il giovane migliore della vostra squadra, il vostro pupillo.

Sono valutazioni indicative e personali. In più non conosco l’intero panorama calcistico nazionale giocatore per giocatore.

Insomma, prendete questo pezzo con la giusta leggerezza!

N.B.: i nomi dei calciatori sono colorati con i colori sociali dei club che ne detengono il cartellino: Milan (quattro calciatori), Juventus (due), Atalanta (uno), Inter (uno), Sassuolo (uno), Palermo (uno) e PSV Eindhoven (uno).

Per quanto concerne l’anno di nascita sono invece così suddivisi: tre del 1999, due del 1994, due del 1997, due del 1998, uno del 1995, uno del 2000.

Top XI dei giovani talenti Azzurri

Top XI dei giovani talenti Azzurri
Top XI dei giovani talenti Azzurri

Ci ho pensato su parecchio, perché la scelta non è affatto semplice.

Nonostante quello che si dice sempre il calcio giovanile italiano non è messo male. Di talenti se ne trovano diversi, ed è impossibile determinare univocamente chi sia superiore a chi in questo senso.

Alla fine quindi, un po’ come è capitato negli ultimi anni con la Nazionale maggiore, ho dovuto optare per una difesa a tre. Poi ho voluto comunque inserire due terzini, e penso ci stessero anche due ali (soprattutto visto Berardi).

La tattica della Top XI dei giovani talenti Azzurri si è quindi composta da sé: un 3-4-3 molto fluido che può diventare facilmente 4-5-1 in fase di non possesso, come anche una difesa a quattro con la scalata di uno solo dei fluidificanti e lo slittamento laterale del resto del reparto arretrato.

A centrocampo dopo mille elucubrazioni ho deciso di metterci un play ed un mediano.

Come detto sopra non è una formazione predittiva di quello che penso sarà il futuro della Nazionale, quanto la mia idea di quelli che sono oggi i nostri talenti. Però ecco, sulla carta una formazione così potrebbe anche starci in campo, oggi come oggi.

PORTIERE: Gianluigi Donnarumma (1999)

Gianluigi Donnarumma
Gianluigi Donnarumma

Predestinato.

Credo sia questa la parola che un po’ tutti associamo a Gianluigi Donnarumma.

Un ragazzino che a 16 anni esordisce come ha fatto in Serie A, giocando una stagione su livelli parecchio alti (pur con qualche passaggio a vuoto) come altro potremmo etichettarlo?

Intendiamoci, non tutto è oro ciò che luccica. Donnarumma per avere l’età che ha è fortissimo. Ma non possiamo nemmeno pensare sia perfetto.

Ha diverse cose da limare nel suo gioco, in primis da un punto di vista tecnico a mio avviso. Ma del resto ancora non è nemmeno maggiorenne, e gioca in un ruolo in cui si dice che spesso il meglio lo si dà intorno ai 30 anni.

Ecco, anche questo fa capire la sua eccezionalità.

Potenzialmente potrebbe essere un top del ruolo per i prossimi vent’anni. Ecco, per semplificare potrebbe ripercorrere le orme di Buffon.

Nuovo Buffon?

No, questo è inutile dirlo. Donnarumma è e sarà solo Donnarumma. Semplicemente proprio come Buffon è un talento precocissimo. La carriera che avrà poi definirà se e quanto sarà davvero accostabile al fenomeno di Carrara.

Honorable mention: Simone Scuffet (1996), Alex Meret (1997), Alessandro Plizzari (2000).

DIFENSORE CENTRALE DESTRO: Daniele Rugani (1994)

Daniele Rugani
Daniele Rugani

Cresciuto nell’Empoli da che aveva sei anni, Daniele Rugani è stato uno dei migliori prodotti della – florida – cantera toscana.

Dopo un anno di prestito nella Primavera della Juventus il centrale di Lucca tornò per due anni nella squadra che l’aveva lanciato, questa volta per trovare i primi approcci con il professionismo.

40 partite in Serie B nella stagione 2013/2014, altre 38 in Serie A l’anno successivo. Comprese le tre messe assieme in Coppa Italia fanno 81 presenze in due anni.

Tornato definitivamente a Torino nell’estate del 2015 Rugani ha – come prevedibile – faticato ad imporsi alla Juventus.

Fino allo scorso gennaio Rugani non aveva praticamente mai visto il campo. Poi nella seconda parte di stagione le presenze sono arrivate a 21, anche se non tutte da titolare.

Quest’anno le cose paiono essere ricominciate da capo. In più a Torino è sbarcato anche Mehdi Benatia, che ha ulteriormente ridotto gli spazi per l’ex empolese.

Il cui talento però non si discute. Tanto per dirne una, lo scorso anno fu il miglior centrale dell’Europeo under 21 (giocato sotto età).

Non so se alla Juventus riuscirà ad imporsi, anche se gli infortuni di Barzagli e Chiellini possono aiutarlo nuovamente a trovare spazio.

Di certo però è un giocatore che non è già nel giro della Nazionale maggiore per caso: sarebbe bello che qualche squadra di alto/altissimo livello ci puntasse. Può valere l’investimento.

Honorable mention: Michele Somma (1995), Leonardo Fontanesi (1996), Mario Ierardi (1998), Edoardo Bianchi (1999).

DIFENSORE CENTRALE: Alessandro Bastoni (1999)

Alessandro Bastoni
Alessandro Bastoni

Unico rappresentante di un settore giovanile che sta andando fortissimo, quello atalantino.

Due Scudetti giovanili su tre l’anno scorso (Giovanissimi ed Allievi) e squadre ai vertici dei propri gironi anche quest’anno: a Bergamo stanno tornando ai fasti di un tempo, fors’anche meglio.

Alessandro Bastoni non è quindi l’unico giocatore molto interessante che si può trovare a Zingonia. Ma è l’unico che viene scelto.

Centrale mancino di grandissimo valore, ha un fisico slanciato che gli permette di essere dominante di testa tra i pari età. Tanto che dopo essere stato decisivo nella vittoria degli Allievi Nazionali dello scorso anno ha iniziato con tre goal la sua prima stagione in Primavera.

Colpo di testa che ovviamente è una peculiarità che esprime anche nella sua metà campo, da vero sceriffo dello spazio aereo atalantino.

Giocatore piuttosto attento, è abile anche in marcatura.

Cosa positiva è anche che pare avere ancora margini di crescita.

Fisicamente dovrà cercare di irrobustirsi senza perdere mobilità. Acquisire ulteriore forza fisica potrebbe permettergli di entrare stabilmente anche nel gruppo dei pro che stanno disputando l’ottima Serie A di quest’anno agli ordini di Gasperini.

Al gruppo è già stato aggregato più volte. Il grande Favini ne ha parlato benissimo. Dell’under 18 italiana è il capitano.

Insomma, un giocatore che a livello giovanile è un top assoluto.

Ora c’è “solo” da farlo sbocciare anche al piano superiore: un passaggio purtroppo non facile né scontato.

Volendo infine tirare un parallelo con quel Caldara che proprio quest’anno si sta imponendo al centro della difesa atalantina mi verrebbe da dire che il buon Alessandro Bastoni, perno centrale della difesa di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri, sia più avanti del suo più famoso collega a parità d’età.

Honorable mention: Mattia Caldara (1994), Arturo Calabresi (1996), Elio Capradossi (1996), Filippo Romagna (1997), Davide Bettella (2000).

DIFENSORE CENTRALE SINISTRO: Alessio Romagnoli (1995)

Alessio Romagnoli
Alessio Romagnoli

Altro giocatore che come i già citati Donnarumma e Rugani non ha bisogno di presentazioni.

Prodotto della sempre florida cantera romanista (che paradossalmente non è rappresentata in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri, pur essendo a mio avviso il miglior settore giovanile italiano degli ultimi dieci anni abbondanti), Romagnoli trovò i primi spazi in Serie A proprio in giallorosso, prima di spostarsi sulla sponda blucerchiata di Genova per imporsi come uno dei giovani difensori più interessanti del campionato.

Dalla scorsa stagione è titolare fisso del Milan. Un ruolo certo non semplice, che quest’anno sta affrontando con più tranquillità ed efficacia anche grazie all’aiuto del buon Paletta.

Alessio Romagnoli non è solo il futuro, ma anche il presente di Nazionale e Milan.

Tra tutti i citati è infatti il giocatore già più solido, sebbene abbia un anno meno di Rugani e Berardi.

Il primo è come detto chiuso dalla BBC + Benatia, il secondo non è ancora riuscito a fare il salto di qualità definitivo, venendo per altro bloccato da un infortunio quest’anno.

Fisicamente già ben strutturato (ma anche lui ha ulteriori margini di crescita), è un marcatore piuttosto affidabile oltre che un centrale tecnicamente educato.

Negli ultimi anni, forse per le delusioni portateci dai talenti del decennio ’80, per lo più incapaci di imporsi ad alto livello (ma dovremmo chiederci: è tutta colpa loro?) siamo sempre più portati a vedere i limiti dei nostri giocatori piuttosto che i pregi.

Poi ti fermi a pensare un po’ a come stanno le cose in giro per l’Europa e ti chiedi cosa se ne farebbero gli altri di gente come Rugani e Romagnoli (che ha esordito in maniera eccezionale nel match contro la Spagna, non esattamente il Liechtenstein).

Beh, credo che un po’ ovunque sarebbero portati su un palmo di mano.

Perché magari non sono i migliori talenti difensivi in assoluto della loro generazione. Ma di certo sono tra i migliori!

Honorable mention: Riccardo Marchizza (1998), Gianmaria Zanandrea (1999), Matteo Anzolin (2000).

TERZINO DESTRO: Raoul Bellanova (2000)

Raoul Bellanova
Raoul Bellanova

Unico 2000 del gruppo, giocatore più giovane di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Qui devo aprire una piccola parentesi: cos’è il talento?

Tradizionalmente, almeno se lo applichiamo al calcio, siamo portati a leggerlo come la capacità tecnica di un giocatore.

Stop, controllo orientato, guida e conduzione della sfera, calcio, tiro, colpo di testa.

La realtà è che il calcio è un insieme composto di fattori, non si basa sulla pura tecnica di basa (che certo fa da fondamento alla capacità di un giocatore).

Ecco quindi che anche le qualità tattiche di un giocatore (la sua capacità di lettura, di anticipo, di intercettamento, di prendere la decisione più corretta a seconda della situazione di gioco, ecc), quelle coordinative (come reazione, equilibrio, orientamento, combinazione o trasformazione motoria, ecc) e quelle fisico-atletiche (struttura, esplosività, velocità, resistenza, flessibilità, ecc) fanno parte del bagaglio di talento di un calciatore.

Proprio quest’ultimo punto mi porta ad inserire il buon Bellanova, anch’esso milanista, in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Ha solo sedici anni, ma una struttura già piuttosto formata.

Fisico slanciato e asciutto, esprime però grande esplosività muscolare che gli permette di arare la propria fascia con continuità.

Chi ad esempio ha seguito la prima fase di qualificazione dell’under 17 all’Europeo della prossima primavera avrà sicuramente notato come i nostri ragazzi, proprio forti della sua esuberanza atletica, affondassero molto più a destra che non a sinistra (dove giocava un altro rossonero: Alex Campeol).

Certo, mi si può rispondere, Raoul Bellanova può semplicemente essere un precoce.

E intendiamoci, sicuramente lo è. Per essere un classe 2000 è indubbiamente maturato molto presto, prima di tanti suoi coetanei.

Però la sua capacità atletica resta immutata anche tra i ragazzi più grandi. Non è infatti un caso che giochi sotto età.

Lo scorso anno partecipò all’Europeo under 17 con i classe 1999.

Quest’anno, in cui dovrebbe giocare negli Allievi Nazionali, è già un punto più o meno fermo della Primavera di Nava.

In più la sensazione – purtroppo controprove scientifiche non ne abbiamo – che ho nel vederlo è che ha ancora margine di crescita.

Che, insomma, questa sua esuberanza atletica che mostra a livello giovanile possa più o meno conservarla anche tra i pro.

Se non è tutto oro ciò che luccica va comunque detto che Raoul Bellanova deve anche crescere tecnicamente. In questo senso è infatti ancora un po’ grezzo, ma a sedici anni ci può stare.

Di certo se saprà lavorare su sé stesso ed affinare il proprio bagaglio tecnico… sentiremo parlare molto di lui in futuro.

Per intanto si prende la titolarità, sulla fascia destra, della mia Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Honorable mention: Andrea Conti (1994), Federico Mattiello (1995), Davide Calabria (1996), Lorenzo Dickmann (1996), Davide Vitturini (1997), Giuseppe Scalera (1998), Claud Adjapong (1998).

TERZINO SINISTRO: Federico Dimarco (1997)

Federico Dimarco
Federico Dimarco

L’ultimo Europeo under 19 lo ha consacrato definitivamente a livello giovanile, se mai ce ne fosse stato bisogno.

Terzino bomber della nazionale italiane che si è laureata vice campione d’Europa, Federico Dimarco si è conquistato la chiamata dell’Empoli. Che però, purtroppo, ad oggi lo utilizza come riserva del più esperto Manuel Pasqual.

Ecco, al contrario di Raoul Bellanova il buon Federico Dimarco è un talento nel senso più classico del termine: bagaglio tecnico raffinato, con un calcio naturale da fuoriclasse a fare da ciliegina sulla torta.

La struttura non è da dominatore (174 centimetri per 70 chili e rotti) e questo sicuramente ne sta limitando l’impatto con la nostra Serie A, ma il talento è tale per cui ha grandi numeri per emergere comunque.

In fase difensiva è un giocatore già discreto, frutto di quella scuola italiana che mette tantissima attenzione sulla fase di non possesso, i movimenti di reparto, le marcature preventive, ecc.

Indubbio dire però che anche per lui il pezzo forte è la fase di attacco. Non ha la gamba di Bellanova per mangiarsi gli avversari in progressione, ma nel contempo ha un piedino sofisticato con cui sa far male in tantissime situazioni e che non poteva esimermi dall’inserirlo in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Cross, calci di punizione diretti e indiretti, calci da fuori.

In più il baricentro basso non gli permette di dare il meglio in allungo, ma certo gli conferisce una certa rapidità nello stretto che gli può tornare comunque utile.

Terzini con un calcio del genere ne ricordo sinceramente pochi, e non lo faccio per esaltarlo in quanto prodotto del calcio italiano.

Ovvio, c’era un certo Roberto Carlos che aveva un piede irripetibile… ma tolto lui, che era un fuoriclasse come forse non ne rivedremo mai più nel ruolo, ho visto tanti ottimi terzini con bagagli tecnici completi.

Ma con la sua qualità di calcio stento davvero a ricordarne!

Basterà per imporsi in Serie A?

Sicuramente no. Servono anche tanta abnegazione ed una crescita costante che gli permetta di raggiungere un livello di gioco complessivamente alto.

Però inutile nasconderselo: quando hai una qualità da top come lui la tua strada è sicuramente meno complicata di altre.

Poi sta solo a te non sederti sugli allori, ma lavorare duro così da non sprecarla quella qualità da top!

Honorable mention: Adam Masina (1994), Nicola Murru (1994), Antonio Barreca (1995), Giuseppe Pezzella (1997), Andres Llamas (1998), Alessandro Tripaldelli (1999), Luca Pellegrini (1999).

INTERNO DESTRO: Manuel Locatelli (1998)

Manuel Locatelli
Manuel Locatelli

Ormai Manuel Locatelli è sulla bocca di tutti.

Tanto che, mi raccontava un’amica al seguito della Nazionale under 19 in Armenia, anche a quelle latitudini Manuel Locatelli è già un idolo!

Per me è una bella soddisfazione, dato che è uno dei giocatori di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri che ho conosciuto più precocemente.

Aveva 14 anni ed una bella chioma riccia in testa, un po’ come quella che portavo anch’io all’epoca.

Ma non furono tanto i capelli a colpirmi di lui, quanto la sua presenza tangibile e corposa al centro del centrocampo di quella under 15 azzurra.

Già all’epoca Locatelli era un giocatore di alto profilo, se parametrato all’età.

Generoso e calcisticamente intelligente, tecnicamente raffinato e voglioso di imporsi.

Tutte qualità che, cari miei, penso possiate riscontrare in lui ancora oggi.

Accompagnate anche da una personalità già marcata ed una certa capacità di stare coi piedi per terra (almeno, questo sembra da fuori).

Insomma, Manuel Locatelli ha davvero tante frecce al suo arco.

Anche lui, un po’ come il già citato Federico Dimarco, pecca forse solo un po’ dal punto di vista fisico atletico.

Nel primo senso avrà comunque modo di strutturarsi col passare del tempo. Nel secondo senso bisogna ricordare che tanti giocatori sono diventati tra i top del ruolo (basti ricordare Pirlo e Xavi) pur senza essere dominanti atleticamente.

L’importante è essere dinamici (e lui lo è) e muoversi sempre al posto giusto. In più sciogliere le briglie al proprio talento, credere nei propri mezzi… e andare a comandare.

Io ho sempre creduto che Manuel Locatelli potesse diventare un giocatore importante.

Non mi illudo lo sia già diventato, perché gioca ancora con quella spensieratezza tipica dei suoi diciotto anni. Quella inconsapevolezza di ciò che gli sta succedendo che sicuramente lo aiuta a fare – bene – il titolare al Milan.

Arriverà un momento in cui le pressioni lo schiacceranno. E lì si deciderà il suo futuro.

L’impressione che ho da fuori, senza averlo però mai conosciuto personalmente, è che pare avere la personalità giusta per resistere al peso di queste pressioni.

Che poi, a mio avviso, è un po’ il limite che ha frenato tanti talenti italiani che non sono riusciti a sbocciare nell’ultimo decennio.

Quel limite che ha fatto la differenza tra un Inzaghi o un Vieri ed un Balotelli. Tra un Totti o un Del Piero e un Cassano.

Non tanto il talento in senso assoluto (Inzaghi tecnicamente non era un mostro, per dire). Quanto la capacità in primis mentale di fare tutti gli step che sono necessari a diventare uno dei migliori giocatori del panorama internazionale.

Honorable mention: Danilo Cataldi (1994), Alberto Grassi (1995), Stefano Sensi (1995), Bryan Cristante (1995), Lorenzo Pellegrini (1996), José Mauri (1996), Alessandro Murgia (1996), Simone Pontisso (1997), Alessandro Bordi (1998), Andrea Marcucci (1999), Filippo Melegoni (1999), Leonardo Merio (1999), Andrea Rizzo Pinna (2000), Roberto Biancu (2000).

INTERNO SINISTRO: Rolando Mandragora (1997)

Rolando Madragora
Rolando Madragora

Secondo juventino di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri, anche lui come il già citato Daniele Rugani non è però cresciuto in quel di Torino.

Napoletano di nascita, cresce nel settore giovanile del Genoa ed esordisce in Serie A a 17 anni e 4 mesi proprio contro la Juventus, dando grande prova di sé contro uno dei migliori centrocampi d’Europa.

Dopo aver giocato in prestito a Pescara la scorsa stagione viene acquistato dai bianconeri, sempre molto attenti ai virgulti del nostro calcio (anche il giocatore che segue, Domenico Berardi, è indirettamente controllato da Agnelli & soci).

A limitarne la crescita un infortunio al piede che non gli ha ancora permesso di aggregarsi al gruppo regolarmente.

Sarà interessante capire se a gennaio resterà a Torino per giocarsi le sue chance (i backup di Marchisio là in mezzo sono due giocatori adattati, Hernanes e Lemina) o se verrà girato in prestito in provincia, per giocare con continuità.

Intanto prima dell’infortunio si era preso, per sotto età, la titolarità dell’under 21 di Gigi Di Biagio, che di mediani se ne intende.

Parte del gruppo dei 94/95 che si sono qualificati al prossimo Europeo di categoria, il buon Mandragora era il perno fisso del centrocampo degli Azzurrini. Un reparto in cui l’ex giocatore di Roma ed Inter ha in realtà solo l’imbarazzo della scelta. Il che fa capire ancor di più il valore di questo ragazzo.

Che, tra l’altro, un po’ alla De Rossi è stato impiegato anche come centrale di difesa all’occorrenza.

Struttura fisica discreta (183×76), buon bagaglio tecnico, forse solo un po’ compassato.

Come interno al fianco di Locatelli c’era davvero l’imbarazzo della scelta.

Che alla fine è ricaduta su di lui anche per una questione tattica: lui ed il centrocampista milanista possono integrarsi per bene.

Honorable mention: Marco Benassi (1994), Valerio Verre (1994), Roberto Gagliardini (1994), Luca Mazzitelli (1995), Luca Clemenza (1997), Nicolò Barella (1997), Francesco Cassata (1997), Fabio Castellano (1998), Matteo Gabbia (1999), Fabrizio Caligara (2000).

ALA DESTRA: Domenico Berardi (1994)

Domenico Berardi
Domenico Berardi

La stella assoluta di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri non può quindi che essere quel Domenico Berardi che secondo un po’ tutti è il giocatore più talentuoso dell’attacco azzurro di questa nuova generazione.

Attaccante destro che gioca come reverse wing, ha un mancino delizioso ed un bagaglio tecnico davvero completo.

Sa trattare il pallone come pochi, è creativo, ha grande feeling con il goal pur giocando defilato, vede il gioco e sa mandare in porta i compagni.

Insomma, un talento assoluto che da un punto di vista strettamente calcistico sembra davvero non discutibile.

In più madre natura non si è poi risparmiata troppo nemmeno sotto il profilo fisico atletico.

Buona struttura e discrete qualità in questo senso, Domenico Berardi è un po’ il prototipo di giocatore che tutti i mister vorrebbero avere.

Anche per questo il Sassuolo lo ha eletto a propria guida tecnica da anni (si è fatto la cavalcata dalla Serie B all’Europa League!) e la Juventus lo ha opzionato anzitempo.

Perché non ha ancora fatto il definitivo salto di qualità?

Insomma, con tutto ciò che abbiamo di lui detto un giocatore del genere più che essere il fiore all’occhiello di una Top XI dei giovani talenti Azzurri dovrebbe esserlo della Nazionale maggiore!

Beh, anche qui la cosa è ormai nota.

Mimmo sembra non avere un carattere semplicissimo, che speriamo però non gli impedisca di imporsi al livello che gli compete.

Per ora non ha ancora voluto fare il salto di qualità definitivo, preferendo a 22 anni rimanere nella sua bolla sassolese piuttosto che accettare definitivamente le avances della Juventus e cercare il salto di qualità definitivo.

Una decisione che potrebbe non essere del tutto sbagliata. Quest’anno avrebbe infatti potuto provare il suo primo approccio al calcio europeo, facendolo però da una posizione di forza come la titolarità assoluta che mister Di Francesco gli garantisce in neroverde.

Le cose erano per altro iniziate molto bene, con 7 centri nelle prime 6 partite della stagione.

Poi l’infortunio, che si sta trascinando anche molto più di quanto sembrasse preventivabile all’inizio.

Non so cosa combinerà in carriera Domenico Berardi, ma so che il suo posto in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri non poteva essergli negato.

Mi auguro solo che torni presto e anche più forte di prima. E che a fine stagione, qualunque decida debba essere la sua destinazione, provi il salto di qualità definitivo.

Il calcio italiano ha tanto bisogno di lui.

Honorable mention: Federico Bernardeschi (1994), Federico Ricci (1994), Leonardo Morosini (1995), Mattia Aramu (1995), Daniele Verde (1996), Accursio Bentivegna (1996), Simone Edera (1997) Riccardo Orsolini (1997), Tiziano Tulissi (1997), Lorenzo Di Livio (1997), Mirko Antonucci (1999), Davide Frattesi (1999)

ALA SINISTRA: Simone Lo Faso (1998)

Simone Lo Faso
Simone Lo Faso

La sinistra del fronte offensivo di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri è terra di caccia per un giocatore ancora non conosciutissimo, ma che ha iniziato ad attirare su di sé le attenzioni del grande pubblico a partire dal match di Serie A contro il Milan.

Che io ahimè non ho potuto vedere, ma in cui mi hanno detto che uno dei miei pupilli abbia fatto molto bene.

Ecco, per me Lo Faso è molto sottovalutato.

A mio avviso è uno dei non molti giocatori in Italia che ha la capacità di saltare l’uomo con una facilità disarmante. Uno dei pochi insomma che sa creare la superiorità numerica con facilità e continuità.

Un calciatore che quindi, come avrete capito, ha doti tecniche importanti.

Già all’Europeo under 17 di due anni fa, dove se non erro non partì titolare, ogni volta che scendeva in campo creava grossi grattacapi alle difese avversarie, per il suo misto di rapidità, combinazione motoria e capacità di dribbling.

La cosa l’ha poi sempre confermata anche in rosanero, pure a livello Primavera.

Ecco perché già lo scorso giugno, in previsione di questa nuova stagione, scrissi che mi sarebbe piaciuto vedere un Palermo che lanciasse titolari in Serie A, sugli esterni offensivi, lui e Bentivegna.

Simone Lo Faso e Accursio Bentivegna
4 giugno 2016: il mio sogno in ottica Palermo

La storiella che in Italia non esiste più il talento calcistico è solo una favoletta, ed ho scritto questo pezzo per dare concretezza a tutto ciò.

Lo Faso entra di diritto in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri proprio perché ha un talento assoluto nel puntare e saltare l’uomo.

Una cosa – questa sì – sempre più rara in Italia. Terra che pure fu di grandissimi dribblomani.

Honorable mention: Federico Di Francesco (1994), Vittorio Parigini (1996), Simone Minelli (1997), Federico Chiesa (1997), Luca Matarese (1998), Giuseppe Caso (1998), Christian Capone (1999), Marco Olivieri (1999), Elia Visconti (2000).

CENTRAVANTI: Gianluca Scamacca (1999)

Gianluca Scamacca
Gianluca Scamacca

Unico giocatore “straniero” di questa Top XI dei giovani talenti Azzurri.

Intendiamoci, non straniero nel senso che sia nato o abbia origini estere.

Gianluca Scamacca è italianissimo, di Roma.

Proprio quella squadra in cui il PSV Eindhoven lo prelevò all’inizio della scorsa stagione, per inserirlo nel proprio settore giovanile.

Il ragazzo sta quindi crescendo in Olanda, terra di grandi attaccanti.

Lo fa dall’alto di un talento a mio avviso raro. Ma per davvero.

Il suo mix di fisicità e tecnica è infatti una cosa che non si vede sovente sui campi di calcio. E mica solo in Italia.

Ha una struttura importantissima, grande forza e soprattutto un bagaglio tecnico completo.

Un esempio recente?

A fine della settimana scorsa l’under 18 azzurra ha affrontato in amichevole a Caldogno i pari età austriaci.

Titolare dell’attacco italiano era proprio Scamacca.

Un giocatore che a dispetto della stazza scende anche molto a prendere il pallone.

E niente, viene incontro a un compagno fino nella propria metà campo, defilato a destra. Controlla bene palla spalle alla porta, poi la gira lunga di sinistro sulla corsa di Christian Capone, sul fronte opposto. E lo manda in porta, con l’ala atalantina che poi in area salterà il proprio diretto avversario e fredderà il portiere sparando la palla sul secondo palo.

Questa è solo una delle situazioni in cui Scamacca (che ad esempio contro l’Olanda ha segnato su punizione dal limite dell’area) ha messo in mostra di non essere il classico ariete d’area di rigore. Quanto più un centravanti capace di giocare a tutto campo.

Di partecipare alla manovra, di lanciare, di mandare in porta i compagni… non solo di stazionare negli ultimi venti metri in attesa della zampata buona.

Ecco, a mio avviso Gianluca Scamacca per talento è un attaccante che non si vedeva da un po’ in Italia. Da qui la sua selezione per fare da puntero in questa Top XI dei giovani talenti Azzurri.

La speranza è che anche lui, come tutti i ragazzi citati (ed ogni altro singolo talento del nostro paese) non finisca col bruciarsi, magari per l’incuria con cui la nostra Italia gestisce i suoi giovani.

Honorable mention: Gaetano Monachello (1994), Andrea Petagna (1995), Alberto Cerri (1996), Andrea Favilli (1997), Giuseppe Panico (1997), Edoardo Soleri (1997), Patrick Cutrone (1998), Marco Tumminello (1998), Andrea Pinamonti (1999), Gabriele Gori (1999), Moise Kean (2000), Davide Merola (2000).


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