Donnarumma e gli esordi precoci

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Partiamo da un presupposto: non ho potuto vedere il match tra Milan e Sassuolo, essendo impegnato allo stadio di Solbiate Arno a seguire il Varese.

Non potrò quindi parlare del primo match ufficiale in Serie A disputato ieri da Gigio Donnarumma, né mi soffermerò su di un goal subito che ho potuto vedere solo rapidamente su Goal Parade.

Anche avessi potuto seguire il match in diretta, magari dalle tribune di San Siro, il discorso comunque non cambierebbe. Non è infatti possibile esprimere giudizi definitivi su di un giocatore che ha visto il campo a livello professionistico una sola volta. Non avrebbe poi tutto questo senso dedicare un pezzo ad una prestazione del genere.

No, in questo articolo vorrei parlare in generale degli esordi precoci. Perché mettere piede in campo in Serie A a soli 16 anni e 8 mesi tondi questo è: esordire precocemente.

Ecco, in questo senso ho sentito qua e là, di sfuggita, pareri differenti. Da chi ha condannato in toto l’idea di far giocare tra i professionisti un ragazzo così giovane a chi ha esaltato la volontà del Milan di puntarci, passando per una serie di sfumature nel mezzo, che non mi hanno comunque convinto fino in fondo.

Per questo, vi dico la mia.

Gigio Donnarumma lo seguo da almeno un paio d’anni, da quando cioè giocava aggregato sottoetà con la formazione degli Allievi Lega Pro di Christian Brocchi, attuale tecnico della Primavera rossonera.

Sottoetà perché già a 14 anni, e chi lo conobbe – sportivamente – all’epoca lo ricorderà, era un atleta già molto più maturo dei pari età.

Fisico più sviluppato della media, buona impostazione tecnica, una certa tranquillità nell’affrontare le varie situazioni che i match gli proponevano davanti a sé. Un portiere, insomma, con già un buon livello di “cottura”, per quanto proprio quello dell’estremo difensore sia probabilmente il ruolo in cui i giocatori maturino più tardi.

Gigio Donnarumma era un portiere che ti rubava subito l’occhio: impossibile non notarlo con quella stazza poderosa, anche rispetto ai ragazzi di un anno più grandi. Impossibile non farci caso anche nel vederlo disimpegnarsi in partita, tra i pali come in uscita.

Insomma, Gigio Donnarumma ha dei numeri importanti nella sua faretra. Ha un fisico di un certo livello, che andrà ad affinarsi ancora. E tante qualità importanti, tra queste – pare – anche serietà e voglia di impegnarsi.
E’ quindi un portiere con del potenziale, un ragazzo che ha prospettive importanti e che tra qualche anno – se non prima – potremmo trovare a giocare stabilmente in Serie A. O, perché no, può coltivare anche sogni di Nazionale, sempre ricordando che nel giro delle giovanili c’è – ovviamente – già da tempo (anche qui, ancora una volta sotto età).

Gigio Donnarumma è quindi uno di quei talenti precoci come ce ne sono stati tanti nel corso della storia del calcio. Storie diverse, che hanno visto giovanissimi campioni in erba arrivare ad esplodere e vincere tutto in taluni casi, o implodere e sparire dal calcio che conta in altri.

Dove arriverà Gigio Donnarumma non lo posso certo sapere. Il punto cui voglio arrivare è un altro, e non riguarda lui in senso stretto.

Sono personalmente fermamente convinto che un ragazzo, specialmente ad un’età verde, abbia bisogno di fiducia per crescere. In primis di fiducia in sé stesso.

Sentirsi responsabilizzato nel venir mandato in campo così giovane può sicuramente rivelarsi un boomerang: se da un parte ti viene dimostrato che si crede in te, dall’altra vieni caricato di responsabilità enormi, che non è detto a 16 anni tu possa essere in grado di reggere.

Ecco perché è necessario che venga costruito attorno al talento prococe – Donnarumma è solo un pretesto, questo discorso vale per lui come per tutti quelli che arrivano tra i professionisti presto -, così che il ragazzo possa crescere in un contesto in cui troverà degli appigli cui aggrapparsi quando il fardello si farà troppo pesante, i giusti stimoli per continuare a crescere e quella fiducia dell’ambiente che introiterà diventando anche fiducia in sé e nelle proprie capacità.

Prendere un giovane talento e lanciarlo nella mischia solo per spostare attenzioni dai propri problemi a lui, per dare un nuovo mini-beniamino alla piazza o pregustando future maxi-plusvalenze è quanto di più sbagliato sia possibile.

Nel calcio, come in ogni altro ambito della vita, è necessario fare ampio uso di programmazione. Quando si vuole lanciare un giocatore così precoce è necessario costruire un percorso a tappe da seguire per poter arrivare a far maturare tanto le qualità tecniche quanto il lato umano del ragazzo, trasformando una crisalide in una farfalla.

Ecco, tornando a Gigio Donnarumma il mio timore è che il Milan, che pure ha ampiamente dimostrato di credere e puntare nel ragazzo, questa programmazione non l’abbia fatta.

Donnarumma ha iniziato di fatto la stagione come terzo portiere e, senza una motivazione apparentemente valida, si è trovato a fare il primo portiere, pur con Lopez ed Abbiati a disposizione.

Mi viene difficile credere che già in estate tutto questo fosse stato messo nero su bianco da dirigenza sportiva e comparto tecnico. Mi sembra invece che la sua titolarità di ieri sia frutto più del caso e della cattiva partenza del Milan, che non di un progetto atto a far sbocciare il portierino rossonero.

Ovviamente, nel calcio – come nella vita -, tutto succede. Così come ci possono essere giocatori che pur nel miglior contento del mondo non arriveranno mai ad esprimere appieno il loro potenziale, ce ne potranno essere altri che pur senza un progetto a supporto riusciranno comunque ad arrivare al top.

Ovviamente a Gigio Donnarumma, come a chiunque altro, auguro di imporsi come prima di lui fece un altro grande talento precoce del nostro calcio, Gianluigi Buffon.

Di certo però la strada, ad oggi, mi sembra in salita: il Milan è una polveriera, con un allenatore dalla panchina traballante ed un gruppo di giocatori dal valore tecnico relativo.

Il Milan è una squadra che non è ancora stata capace di chiudere una partita senza subire goal, e questo di certo non aiuta l’inserimento di un giovanissimo portiere cui giocare con a protezione un reparto ed una fase difensiva solida sarebbe molto d’aiuto.

Insomma, Gigio Donnarumma non mi sembra sia nella situazione più comoda di sempre, per trovare i propri esordi ad alto livello. Però ha delle qualità interessanti e comunque tutte le possibilità di crescere.

Spero solo che ora, dopo il match giocato con relativo goal “discutibile” subito, non venga fatto sedere subito da Mihajlovic: sarebbe la cosa peggiore, per un ragazzo che come tutti, come dicevo, ha bisogno di fiducia e di credere in sé stesso.


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